“La tata” di Helena Echlin

La tata
“La famiglia è un insieme di persone che indossano una maschera indecifrabile.”

La tata

Recensione di: Laura Cortese

TRAMA:

Charlotte è consapevole che Stella non è come le altre bambine di nove anni, ma per lei è perfetta così: irrequieta, iperattiva, spesso intrattabile, eppure brillante, con un’intelligenza vivace, a volte anche geniale. È sua figlia, e questo le basta per amarla con tutto il suo cuore. E poi c’è la loro giovane tata armena ad aiutarla. Fin dal primo giorno, Blanka ha instaurato un ottimo rapporto con Stella, e col suo atteggiamento tranquillo e rassicurante è l’unica che riesce a gestirla senza problemi.

Tuttavia, proprio adesso che Charlotte sta affrontando una seconda gravidanza difficile e stressante, Blanka si licenzia senza preavviso e, qualche tempo dopo, viene trovata morta affogata in una piscina. Un tragico incidente o un gesto volontario? Charlotte quasi non ha tempo per elaborare il lutto. Col marito spesso fuori casa per lavoro, tutto il peso della famiglia ora ricade su di lei. Fortunatamente, ogni giorno che passa Stella sembra più pacata e gestibile del solito. All’inizio Charlotte non può che esserne felice, ma ben presto ai suoi occhi il cambiamento della figlia le appare sempre più strano.

Stella comincia a replicare i gesti che erano tipici di Blanka, la sera prima di addormentarsi sussurra frasi in una lingua incomprensibile, spesso chiede di mangiare piatti dai nomi mai sentiti prima. E poi Charlotte fa la scoperta più inquietante: ogni notte Stella scrive nel suo diario segreto intere pagine in armeno… È lei che sta perdendo il contatto con la realtà o è la realtà che si è trasformata in un incubo? Nessuno le crede, soprattutto suo marito, ma Charlotte è convinta che sua figlia sia in pericolo e che solo lei possa salvarla…

RECENSIONE:

“La tata” di Helena Echlin è uno di quei romanzi che promettono tensione, mistero e inquietudine, ma finiscono per consegnare una lettura claudicante, priva di mordente e, nel complesso, sorprendentemente noiosa.

Sulla carta, la storia avrebbe anche un potenziale intrigante: una madre affaticata da una gravidanza complicata, una figlia difficile ma speciale, una giovane tata armena misteriosamente morta e una bambina che comincia a comportarsi come lei. Ma sulla pagina, tutto si perde in un racconto che non decolla mai, affondando sotto il peso della sua stessa pretenziosità.

Il primo problema è il ritmo: lento, anemico, soporifero. Helena Echlin sembra ostinarsi a costruire una suspense psicologica che però non arriva mai veramente. Ogni tentativo di infondere tensione svanisce in descrizioni ridondanti, dialoghi faticosi e una narrazione che si prende terribilmente sul serio. Le svolte narrative, anziché sorprendere, arrancano nell’inverosimiglianza: la metamorfosi di Stella – una bambina di nove anni estroversa e dall’intelligenza acuta che d’un tratto comincia a chiudersi in sé stessa mettendosi a scrivere e a parlare in armeno, una lingua che nessuno le ha mai insegnato – è talmente sopra le righe da risultare parodistica. In teoria, questo doveva essere il cuore dell’angoscia del romanzo. In pratica, suscita più perplessità che paura.

Charlotte, la protagonista, è un personaggio con cui è difficile empatizzare. Non per la sua situazione – che anzi avrebbe meritato ben altro spessore emotivo – ma per come viene raccontata: i suoi tormenti interiori sono ripetuti ossessivamente, senza mai aggiungere davvero qualcosa di nuovo o profondo. Il marito è una figura talmente stereotipata da risultare ridicola, e l’alone di mistero che avvolge la figura di Blanka, la tata defunta, non si sviluppa mai in un reale enigma.

Infatti, la co-protagonista della storia alla fin fine è Irina, la madre di Blanka, che diventa poi la nuova tata di Stella, andando però a “scontrarsi” col senso della trama, dove “la tata” di cui si parla è invece la figlia Blanka. Anche questo dettaglio contribuisce a creare confusione, lasciando il lettore con l’impressione che Helena Echlin non sapesse bene dove volesse andare a parare.

A rendere l’esperienza ancora più frustrante è la sensazione che il romanzo voglia spingere verso un’ambiguità psico-soprannaturale (sta succedendo davvero o è tutto nella testa della protagonista?) ma senza mai trovare un equilibrio tra le due opzioni.

Il risultato è una trama confusa, poco credibile e completamente priva di tensione. Anche il finale ha poco a che fare con un thriller psicologico ben congegnato.

In sintesi, “La tata” è un libro che cerca di essere tante cose – dramma familiare, thriller psicologico, incursione nel paranormale – ma non riesce a essere davvero nulla. Lento, eccessivo e privo di verosimiglianza, è un romanzo che lascia l’amaro in bocca e la sensazione di aver sprecato tempo prezioso (420 pagine!). Se cercate una lettura coinvolgente, è meglio guardare altrove.

Traduzione: Veronica Sibilla Ghiorzi

Editore: Editrice Nord

Pagine: 420

Anno di pubblicazione: 2025

AUTORE:

Helena Echlin

Dopo aver insegnato a Stanford per otto anni, Helena Echlin è tornata con il marito e i figli a vivere in Inghilterra, dove insegna Fiction writing al Department of Continuing Education di Oxford. La tata è il suo romanzo d’esordio.

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