4.8
Teatrale o claustrofobico
Ordina

Dario e Giordana hanno meno di quarant’anni, sono una coppia giovane, con una vita normale, alti e bassi, qualche gelosia, peccati più o meno segreti, momenti di felicità. Fino a che la loro vita non viene sconvolta da una tragedia: Giovanni, il loro unico figlio, muore, investito da un’auto. Per cercare di sopravvivere al dolore, decidono di trasferirsi a Sestola, sull’Appennino tosco-emiliano, dove Dario ha una casa di famiglia. In un luogo più appartato e silenzioso sperano di potersi lasciare alle spalle il lutto. Ma quella che trovano non è una comunità accogliente. Dietro ai sorrisi di circostanza degli abitanti di Sestola si nascondono bisbigli, sguardi di riprovazione, il rumore sommesso eppure inesorabile dei pettegolezzi. Così Dario e Giordana si isolano ancora di più nella loro casa ai margini del bosco. Le uniche presenze in grado di rompere la solitudine che li avvolge sembrano essere Federico, il proprietario dell’albergo vicino alla casa, poco più in là sull’unica strada battuta, e Helena, la sua bellissima moglie serba, che ha da poco avuto un figlio e sembra conoscere i segreti di erbe misteriose e rituali arcaici. E intanto piccoli fatti sempre più inquietanti, dettagli inspiegabili, strane immagini, suoni che non dovrebbero esserci, cominciano a spaventare Giordana e Dario, mentre l’autunno inizia a trasformarsi in inverno e a isolare Sestola dal resto del mondo…

RECENSIONE

Tra le varie peculiarità dell’animo umano vi è quella di modificare ed edulcorare i ricordi. Lo sguardo rivolto al passato, le rimembranze di ciò che è stato, non sempre acquisiscono nel tempo veridicità ma tendono ad assumere contorni sempre più labili e distanti da ciò che realmente è accaduto. Questa lenta, quasi inevitabile, trasformazione, avviene anche nelle menti di Giordana e Dario, i protagonisti di Neve rossa, romanzo d’esordio di Barbara Petronio; un trauma indicibile si abbatte sulle loro vite, portando via il collante della loro unione, ciò che di più caro impreziosiva la loro vita e alimentava i battiti dei loro cuori: Giovanni, il loro unico figlio di soli tre anni.

Dopo la perdita di Giovanni, l’unica soluzione possibile che si apre dinanzi alla coppia è quella di abbandonare tutto, conservare nel cuore soltanto i ricordi desiderati, quelli più dolci nei quali rifugiarsi e trovare giaciglio amorevole nei momenti più duri e fuggire da quella casa, tetro palcoscenico pronto a ricordare ciò che la mente e il cuore rifiutano. Nessun dubbio pare trasparire dalle loro parole, nessuna ombra offuscare i loro ricordi, non vi è penombra ma solo pura luce a ricordare loro ciò che è stato, ciò che hanno perso e ciò che darà loro la forza di continuare. La purezza e l’accoglienza della montagna innevata con la presenza di nuovi vicini di casa, saranno pronti ad accoglierli e a vederli rinascere, senza tuttavia permettere loro di lasciare nulla in sospeso perché la neve ti fa guardare il mondo con occhi nuovi, puri e, laddove la fiamma bruciante delle parole non dette arde, la neve scioglie e trascina con sé ogni impurità, sporcandosi.

Neve Rossa cattura il lettore sin dalle primissime pagine, grazie a una prosa dotata di un ritmo incalzante, a tratti claustrofobico, frutto di una bravura eccezionale da parte dell’autrice nel sapersi destreggiare con le parole a tal punto di creare un romanzo dalla visione teatrale. Una bravura senza dubbi nata dall’esperienza professionale che ben fa sperare al lettore di ritrovarsi presto non solo con questa storia tra le mani ma anche davanti agli occhi, trasferita su uno schermo. Ad arricchire la vicenda, fortemente psicologica, vengono inseriti elementi della tradizione folkloristica, a tratti mistica, associati alle isolate comunità di montagna nostrane e d’oltralpe, sorti dai racconti tramandati oralmente nei secoli e ottimi nel conferire quell’aura horrorifica che a tratti affascina e ad altri spaventa.

Un thriller psicologico a tutti gli effetti, in grado di mettere in luce gli smarrimenti e le debolezze dell’animo umano, scuotendolo e ribaltandolo, affinché ogni piccolo segreto pian piano scivola via, tra ombre, sussurri, strane presenze e sbalzi di tensione elettrica: una forte instabilità emotiva condurrà i protagonisti verso il baratro, oltre il limite dell’immaginabile tra menzogne, ricordi sepolti e fiotti di sangue via via più copiosi, affinché la neve diventa rossa, sempre più rossa.

A quante delusioni può resistere una persona prima di crollare?
E prima di diffidare di sé?
È così gelida la paura…
Quasi quanto la neve.
Che cosa poteva dirle, in fin dei conti? Cosa?
Che nel suo cuore c’era solo la neve?


Editore: Harper Collins
Pagine: 308
Anno pubblicazione: 2022

AUTORE

Barbara Petronio è nata a Terni nel 1973 e vive a Roma. Ha scritto le serie Romanzo Criminale e Suburra e firmato film come ACAB e Indivisibili, per il quale ha vinto il premio David di Donatello per la sceneggiatura. Da tempo coltiva il sogno di scrivere senza vincoli produttivi, potendo essere libera di spaziare nella mente dei personaggi e nei meandri delle storie più oscure. Questo suo primo romanzo thriller le ha dato finalmente la possibilità di farlo.

Barbara Petronio: Neve rossa
Concludendo
Un thriller psicologico da non perdere, associato a elementi mistici e folkloristici delle isolate comunità montane dal sapore horrorifico, con la qualità di saper mettere in luce la follia che alberga nell’animo, senza alcun limite.
Pro
Prosa e ambientazione impeccabili. Lo stile dell’autrice è così vivido e fluido da creare nel lettore un coinvolgimento totale; non è difficile, durante la lettura, riuscire a catapultarsi direttamente nella visione della scena.
Contro
Il personaggio di Diego risulta, a tratti, un po’ stereotipato, calcando la figura dell’uomo cascamorto.
4.8
Teatrale o claustrofobico
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