La regola del becchino
Recensione di: Alessandra Colombo
TRAMA:
Vienna, 1895: nella cripta sotto la cattedrale di Santo Stefano un gruppo di turisti trova un cadavere. È il corpo di un uomo, che giace tra gli scheletri con il volto contorto dal terrore. Incaricato di indagare su quello che ha tutte le apparenze di un delitto è, ancora una volta, Leopold von Herzfeldt, il quale scopre che la vittima era un famoso medico, il dottor Theodor Lichtenstein, noto per la sua avversione nei confronti dello spiritualismo che dilaga nella città.
Sì, perché a Vienna in quegli anni erano in molti a credere nei fantasmi e nello spiritismo e altrettante le truffe esercitate nei confronti di chi peccava di eccessiva ingenuità. L’indagine conduce l’ispettore a frequentare i circoli spiritici, ma è una soffiata dell’amico Augustin Rothmayer, il becchino del cimitero centrale, a metterlo sulla strada giusta.
Augustin ha scoperto che alcuni dei bambini ospitati nell’orfanotrofio della città stanno sparendo in circostanze misteriose. E uno di loro, prima di morire tra le sue braccia per maltrattamenti, gli parla di un uomo nero che attira i ragazzini fuori dalle mura dell’ospizio… Riportando sulla scena della Vienna imperiale il detective von Herzfeldt, antesignano dei moderni profiler, e il becchino Rothmayer, precursore di quelli che saranno i medici legali, Oliver Pötzsch tiene ben saldo il patto con i lettori in questo terzo romanzo della sua fortunata serie.
RECENSIONE:
Il ritorno in libreria di Oliver Pötzsch con “La regola del becchino” per SEM Editore ci regala un nuovo e intricato capitolo della fortunata serie di thriller storici dedicata al becchino del cimitero centrale di Vienna, Augustin Rothmayer. Nei capitoli precedenti “Il metodo del becchino” e “La ragazza e il becchino”, l’autore ha già fatto conoscere e apprezzare al suo pubblico i due protagonisti principali: Leopold von Herzfeldt e il becchino Rothmayer.
La serie è ambientata a Vienna città dal fascino indiscusso, che ci viene presentata con un velo di mistero che la ammanta e fa percepire al lettore tutta l’atmosfera di spiritualismo, occultismo e passione per tutto ciò che è gotico e oscuro. Nei libri di Pöetzsch emerge chiaramente la contrapposizione tra il fascino elegante della Vienna imperiale dell’Ottocento e l’aspetto cupo e oscuro della sua parte nascosta e sotterranea. Le descrizioni sono evocative, realistiche. La città vive in continuo contrasto tra alta borghesia intellettuale e angoli bui dove dominano suggestione e credenze. È una città in continua evoluzione, in cui si iniziano a vedere i primi segnali di cambiamento e modernizzazione.
Leopold Herzfeldt è un ispettore di polizia e viene chiamato a indagare su un caso inquietante: il ritrovamento di un corpo con il volto contorto dal terrore nella cripta del Duomo di Santo Stefano. Leo è giovane ma molto determinato e meticoloso nelle sue indagini, si basa su logica e razionalità. Non si lascia incantare dalle credenze popolari, dallo spiritismo e dalle varie pratiche occulte. Analizza le prove in modo scientifico e utilizza tecniche moderne come la fotografia. In questo si avvale dell’aiuto della fotografa forense Julia Wolf, donna intraprendente e indipendente, che porta una ventata di luce e modernità tra i protagonisti. Con le sue fotografie Julia, riesce a cogliere attimi fuggenti e dettagli invisibili all’occhio umano.
Leo preferisce i fatti alle ipotesi. E proprio qui risiede uno dei principali elementi che lo differenziano da August, il becchino, che è un personaggio sfaccettato e unico nel suo genere, molto riflessivo e saggio. Il suo lavoro potrebbe farlo immaginare come un personaggio chiuso e asociale. In realtà, August stupisce il lettore proprio per la sua predisposizione al rapporto con gli altri, è disponibile al dialogo e la sua abilità e attenzione nel trattare i defunti gli ha donato una grande conoscenza dell’animo umano.
Nella vita ha raccolto conoscenze ed esperienze che, con passione e dedizione, sta mettendo nero su bianco in un libro, per raccontare tutti gli aspetti del mestiere che esercita comprese la profonda conoscenza del corpo umano e della sua conservazione.
Il rapporto tra Leo e Augustin è complementare: Leo metodico e concreto, Augustin più saggio e teorico dell’anima. Sembra quasi che il becchino compensi la parte di Leo che non crede alla spiritualità e al potere dell’osservazione. Una coppia ben studiata e creata ad arte. Molto gradevole anche la presenza di un personaggio assai noto tra gli amanti del genere giallo dell’epoca, e padre di un grande investigatore razionale, infallibile e amante degli enigmi. (a voi scoprirlo!)
Questo terzo capitolo della serie sicuramente offre una lettura scorrevole, coinvolgente e con dettagli e descrizioni accurate che trasportano il lettore a volo d’uccello sulle strade di Vienna.
Per apprezzare appieno questo capitolo, seppur autonomo dal punto di vista narrativo, vale la pena di recuperare anche i due capitoli precedenti, per comprendere lo sviluppo e la crescita personale dei protagonisti e l’immensa cultura in materia del becchino Rothmayer.
Editore: SEM
Pagine: 432
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE:

Oliver Pötzsch è nato nel 1970 a Monaco di Baviera ed è un discendente dei Kuisl, la dinastia di boia a cui appartiene anche il protagonista della sua opera. La figlia del boia e il diavolo di Bamberga è l’ultimo libro di una serie che comprende finora La figlia del boia (Neri Pozza, 2012; BEAT, 2013), La figlia del boia e il monaco nero (Neri Pozza, 2013; BEAT, 2015), La figlia del boia e il re dei mendicanti (Neri Pozza, 2015; BEAT, 2017), Il mago e la figlia del boia (Neri Pozza, 2017).