Lina e il sasso
Recensione di: Alessandra Boschini
TRAMA:
Lina è una bambina di nove anni, è diversa dai suoi compagni di scuola ma è capace di accendere il cosmo intorno a lei. Sua madre Elena, dopo la separazione dall’ex marito, la cresce nella periferia di Roma insieme al nuovo compagno, Max, uno scrittore in crisi. Max si affeziona a Lina, va a prenderla a scuola, le racconta le fiabe, la osserva complice dei suoi misteriosi comportamenti e, soprattutto, la difende dalle cattiverie del mondo.
Nel frattempo Carlotta, l’ex di Max, affianca alla sua carriera di colta intervistatrice di successo una vita parallela di trasgressivi incontri notturni, finché i due mondi non sembrano pericolosamente incontrarsi. Nell’impossibile equilibrio di queste forze, ogni piccolo accadimento può generare un terremoto che apre all’amore i corpi dei protagonisti, nella forma dolce di un mazzo di rose inviato da un ammiratore segreto, o in quella terribile di un marchio d’infamia.
RECENSIONE:
Mauro Covacich regala ai suoi lettori una favola moderna; con Lina e il sasso candidato al Premio Strega 2026 compone un romanzo originale in cui mescola diverse tematiche ma, in primis, si focalizza sui sentimenti. Sentimenti in grado di scuotere e scombussolare le vite, mescolarle come un mazzo di carte da gioco per poi lanciarle nel caos quotidiano fatto di cuori spezzati, desideri nascosti e routine da rispettare. Al centro del romanzo c’è lei, Lina, nove anni “occhi tondi e caschetto biondo, ipotonia muscolare, miopia e strabismo saranno i difetti con cui non smetterà di combattere neanche da grande”. Lina ha i suoi tempi, fatica ad articolare un pensiero, ha un ottimo QI ma non riesce ad allacciarsi le scarpe. Sua madre, Elena, la porta a scuola con lo scooter da quando, dopo la separazione dall’ex marito, sono andate ad abitare nella periferia di Roma, “dal quartiere dei ricchi, a due passi dal circolo (per il quale lavora), ora la merda l’ha privata del piacere delle comodità”. Il suo nuovo compagno, Max, scrittore in profonda crisi creativa ed esistenziale, va a prendere Lina all’uscita di scuola: mezz’ora a piedi in cui le racconta la sua favola preferita, quella del lupo e del sasso, le spiega che se la chiamano Lina mongolina è perché, come lui, discendono dalla stirpe del Kublai Khan. Le narra storie cercando le parole più adatte, le spiega il mondo, a modo suo, ma quando sono insieme e le persone distolgono lo sguardo, fa male. Poi c’è Carlotta, che da quando Max l’ha lasciata, cerca di colmare quel vuoto incontrando uomini “più che per piacere, per sperdimento”. Eppure ha uno stuolo di persone che “amano sentirla parlare con la sua voce da sirena” e ascoltano le sue interviste in tv, ma quando indossa la parrucca bruna diventa Alcesti, la principessa che sceglie di morire al posto di Admeto. Infine la madre di Elena, costretta ad essere accudita quotidianamente e che riceve mazzi di rose rosse da un ammiratore segreto, una donna provata dalla sofferenza ma che crede ancora nell’amore. Vite allontanate destinate a incrociarsi, scontrarsi, perdersi e ritrovarsi, personaggi accomunati dal desiderio di essere altro o altrove, malati di insoddisfazione, solitudine e paure. La narrazione in terza persona offre una linea narrativa in grado di combinare i molteplici punti di vista dei due nuclei familiari che si intersecano, mescolandone le dinamiche e offrendo al lettore le loro diverse prospettive. Mauro Covacich offre la versione di una Roma multietnica e sfaccettata, tra palazzine di cemento “che sembrano le barre di un istogramma” e il prestigioso circolo sportivo dove Elena lavora come fisioterapista, indossando guanti in nitrile per non toccare la pelle dei ricchi pazienti. “Lina e il sasso” risulta essere una composizione multiforme e articolata di due mondi e altrettante prospettive, dalle dinamiche tanto malinconiche quanto ironiche, composte da dialoghi serrati e caustici, pensieri, immagini e metafore che Mauro Covacich compone attraverso una prosa descrittiva, equilibrata e movimentata. Il simbolo del sasso, che nella favola ungherese il lupo cuoce insieme alle verdure portate da alcuni animali, diventa la metafora di qualcosa in cui credere, la speranza di un amore o di un legame ricucito, l’emblema di una felicità che si fa corazza contro il mondo ma soprattutto che certi incontri lasciano un segno profondo e indelebile nella nostra vita. Lina diventa così, suo malgrado, la principessa di questa fiaba, lasciando nel lettore il sapore dolce del suo sorriso e le note melodiose della sua voce.
EDITORE: La Nave di Teseo
PAGINE: 272
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Mauro Covacich (Trieste, 1965) è autore della raccolta di racconti La sposa (2014, finalista premio Strega) e di numerosi romanzi. Presso La nave di Teseo ha pubblicato in una nuova edizione il “ciclo delle stelle”, A perdifiato (2003), Fiona (2005), Prima di sparire (2008), A nome tuo (2011, da cui Valeria Golino ha tratto il film Miele), La città interiore (2017, finalista premio Campiello), Di chi è questo cuore (2019), Colpo di lama (nuova edizione 2020), L’avventura terrestre (2023), oltre ai saggi Sulla corsa (2021) e Kafka (2024). Nel 1999 l’Università di Vienna gli ha conferito l’Abraham Woursell Award. Vive a Roma.