Speciale personaggi

Charlie Parker, il Cercatore.
In concomitanza con l’uscita in Italia de “La notte dei mietitori”,, vi porto nelle umide e misteriose foreste del Maine alla riscoperta di Charlie Parker.
Parker nasce dalla penna di John Connolly, scrittore irlandese nell’olimpo dei maestri del thriller da ormai più di vent’anni.

Il modo in cui Connolly ci presenta Parker nel primo romanzo a lui dedicato, “Tutto ciò che muore” è di quelli che restano impressi nella mente del lettore.
Non ci sono introduzioni, vie di mezzo, né false speranze.
Parker non è un detective come gli altri, è un ex poliziotto, ma sopratutto è sin da subito un uomo distrutto.
Ha da poco perso moglie e figlia, uccise brutalmente da un sadico assassino, un doppio omicidio impossibile da accettare.
Le due donne infatti sono state massacrate e i loro corpi disposti in una macabra parodia della “Pietà”.
Da quel momento in poi Parker non indaga più: cerca.
Cerca giustizia, vendetta, cerca di dare un senso ad un mondo che non ne ha più, e in modo particolare cerca il male, in ogni sua forma.
La cosa che rende unica la serie di Charlie “Bird” Parker è proprio questa: Connolly prende il thriller classico e lo contamina con l’orrore.
Ma non lo fa per estetica, lo fa perchè il male, nei suoi libri, non è un semplice antagonista, è una presenza costante, una volontà, non sempre spiegabile ma sempre percepibile.
La saga quindi diventa da subito una linea sottile tra indagine criminale, thriller psicologico e horror soprannaturale.
E Connolly, ci cammina sopra con una naturalezza disarmante.
Oltre al libro d’esordio, e ai rabbiosi romanzi che gli si succedono subito dopo “Il ciclo delle stagioni” e “Gente che uccide”, dove Parker è ancora relativamente giovane e profondamente segnato, uno snodo meritevole di menzione è il decimo romanzo “Un’anima che brucia”.
Gli anni passano, Parker sta invecchiando, ma la sua solitudine si accompagna di pari passo con la sua ironia, il chè fa di lui un protagonista eccezionale.
Nonostante gli acciacchi e l’età, l’ex poliziotto di New York resta tra gli investigatori privati più ambiti e temuti del Maine.
La sua abilità nel percepire l’essenza del male e di entrarne in contatto riuscendo ad uscirne più o meno illeso, lo hanno reso lo spauracchio dei peggiori criminali della zona, sia individuali che gruppi organizzati.
Parker predilige indagare da solo, le interferenze delle forze dell’ordine per lui sono spesso deleterie, e l’unico aiuto di cui si avvale sono i suoi amici Angel e Louise.
Il loro intervento non è mai né scontato né banale, loro si muovono solo in favore delle cause che ritengono giuste e meritevoli.
Connolly riesce nell’intento, tutt’altro che banale, di rendere Parker parte integrante dei dolori che incontra nei suoi casi, essendone lui stesso portatore.
Parker vede il male perché lo conosce, e lo conosce talmente a fondo che ha imparato a non averne più alcuna paura, semmai è il male adesso ad aver paura di lui.
Parker è convinto che un’anima sia capace di bruciare, abbandonarsi all’ira, all’odio, al dolore, ma è anche convinto che il quel fuoco non debba necessariamente ridurci in cenere.
Quel fuoco, se preso in tempo, può diventare il primo barlume di una nuova speranza.
Nella “canzone delle ombre”, tredicesimo romanzo della saga, troviamo un Parker convalescente, sopravvissuto ad una sparatoria quasi per miracolo, quindi fragile nel corpo ma circondato da un’aura di immortalità che lo renderà da qui in poi ancora più spietato.
Parker non è un eroe o un giustiziere, e non è neanche davvero vivo nel senso pieno del termine.
E’ uno che continua ad andare avanti per inerzia, trascinato da qualcosa che somiglia molto ad un ineluttabile senso di colpa.
Il Maine descritto da Connolly è vivo, oscuro, stanco, trasuda paure e coscienza, e Charlie Parker è il suo abitante perfetto.
John Connolly è un autore irlandese nato a Dublino il 31 maggio 1968.
Ha iniziato la sua carriera come giornalista per The Irish Times.
Ha al suo attivo 19 romanzi.





