Gli ultimi sei
Recensione di: Alessandra Ghelli
TRAMA:
Shogo Hatano ha ventun anni ed è arrivato dove quasi nessuno riesce: tra i sei finalisti di un processo di selezione che ha eliminato oltre cinquemila candidati. Chi vincerà entrerà alla Spiralinks, la tech company più ambita del Giappone. La prova finale, ufficialmente, è semplice: gli ultimi sei devono dimostrare di saper fare gioco di squadra. Se riusciranno a formare un gruppo affiatato, l’azienda assicura un posto a tutti. Poco prima del colloquio, però, le regole cambiano: Spiralinks assumerà solo una persona. E a sceglierla saranno gli stessi candidati.
A loro disposizione, una sala riunioni e due ore e mezza di tempo. L’esercizio di team building si trasforma in una guerra psicologica. Tutti ostentano fair play, ma le parole diventano armi e i colpi bassi si moltiplicano. Quando inizia la prima votazione, nella stanza compaiono sei buste, una per ciascun candidato, ognuna con un segreto devastante: informazioni capaci di distruggere una reputazione, una carriera… un futuro.
GliMentre la tensione sale e le alleanze cambiano a ogni voto, Sh¿go dovrà capire chi ha orchestrato il complotto e convincere gli altri di meritare il lavoro dei sogni prima che qualcuno lo elimini dal gioco. Una mossa sbagliata può trasformare la selezione in un incubo. E non è detto che tutti ne escano vivi. Otto anni dopo, una persona indaga su ciò che accadde quel giorno. Chi ottenne il lavoro? E a quale prezzo? Un thriller psicologico sul lato oscuro della competizione nel mondo del lavoro, dove a volte per vincere non basta essere i migliori ma essere disposti a tutto.
RECENSIONE:
Gli ultimi sei di Akinari Asakura, pubblicato in Italia da Feltrinelli, è uno di quei romanzi che partono come un semplice thriller psicologico e finiscono per diventare qualcosa di molto più grande. Dietro il mistero della stanza chiusa e il gioco di accuse tra i protagonisti si nasconde infatti una riflessione dura e affascinante sul mondo del lavoro giapponese, sulla pressione sociale e su quanto sia difficile conoscere davvero una persona.
La storia si divide tra due momenti temporali: il 2011, anno in cui sei studenti universitari arrivano alla fase finale del processo di selezione della Spiralinks, un’azienda tecnologica che gestisce il social network Spira, e il 2019, quando gli eventi di quel giorno vengono ricostruiti attraverso una serie di interviste.
All’inizio tutto sembra quasi un sogno. I sei candidati – Hatano, Kuga, Shima, Hakamada, Yashiro e Morikubo – vengono portati a credere di poter essere assunti tutti, a patto di dimostrare di saper collaborare come una vera squadra. Tra loro nasce così un legame fatto di studio, sostegno reciproco e fiducia. Ma pochi giorni prima dell’ultimo colloquio la società cambia improvvisamente le regole: il posto disponibile è uno soltanto e saranno proprio loro a dover scegliere chi merita di ottenerlo.
Da questo momento il romanzo cambia completamente volto. La sala riunioni in cui i sei vengono chiusi diventa una sorta di tribunale, soprattutto quando iniziano a comparire delle buste anonime contenenti prove dei loro errori passati: episodi di bullismo, menzogne, scandali e comportamenti moralmente discutibili.
Asakura è molto bravo nel mostrare il crollo delle maschere che questi ragazzi hanno costruito per apparire come candidati perfetti. Nel sistema dello shūkatsu, il lungo e rigido percorso di ricerca del lavoro in Giappone, riuscire a entrare in una grande azienda può determinare il proprio futuro e il proprio valore agli occhi della società. Per questo motivo la competizione diventa qualcosa di molto più profondo di una semplice selezione lavorativa.
Tra tutti i personaggi, Shima Iori rappresenta forse il punto di vista più interessante. È lui a introdurre l’immagine della luna e della sua faccia nascosta: noi vediamo soltanto la parte illuminata, mentre quella coperta dall’ombra resta invisibile. È una metafora che attraversa tutto il romanzo, perché ogni persona possiede una parte che mostra al mondo e una che cerca invece di tenere nascosta.
Uno degli aspetti più riusciti del libro è proprio il modo in cui costringe il lettore a mettere in discussione il proprio giudizio. Un errore commesso anni prima è sufficiente per definire chi siamo? Una persona che ha fatto qualcosa di sbagliato può comunque avere qualità e aspetti positivi? Asakura non dà risposte semplici e lascia che siano il lettore e i protagonisti a confrontarsi con queste domande.
La critica al sistema di reclutamento giapponese è altrettanto efficace. Gli studenti appaiono quasi come copie gli uni degli altri: stesso abbigliamento, stesso atteggiamento, stesse risposte preparate in anticipo. Anche le aziende, però, recitano una parte, mostrando un’immagine ideale di sé per attirare i candidati. Il risultato è un grande teatro in cui tutti indossano una maschera.
La struttura narrativa, che alterna la tensione della riunione del 2011 alle indagini e alle testimonianze del 2019, mantiene alta la curiosità fino alla fine. Ogni nuova informazione cambia la prospettiva del lettore e rende sempre più difficile stabilire chi abbia ragione e chi abbia torto.
Lo stile di Asakura è diretto e scorrevole, capace di creare una forte tensione soprattutto nelle scene ambientate nella sala riunioni, dove il tempo che scorre e le votazioni trasformano ogni dialogo in uno scontro psicologico.
In definitiva, Gli ultimi sei è un thriller che va oltre il semplice enigma. Parla di giudizio, di reputazione, di fallimento e della paura di mostrare le proprie debolezze. Pur raccontando una realtà profondamente legata alla società giapponese, affronta temi che possono essere riconosciuti ovunque.
La sensazione che lascia alla fine è forse la sua qualità migliore: il dubbio. Dopo aver chiuso il libro viene spontaneo chiedersi quante parti nascoste esistano nelle persone che incontriamo ogni giorno e quanto siamo davvero in grado di conoscere chi abbiamo davanti.
Traduzione: Federica Lippi
Editore: Feltrinelli
Pagine: 272
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE:

Akinari Asakura classe 1989, considerato una delle voci più originali della narrativa giapponese contemporanea, vive nella regione Kanto. Nel 2012 ha vinto il 13° premio Kodansha Box per esordienti “Powers”. DA allora ha pubblicato numerosi romanzi che esplorano con tensione e intelligenza i meccanismi sociali del Giappone moderno.