Intervista a Cristina Loggia: Una crociata per la libertà

Cristina Loggia

“Il tempo delle spie” intervista a Cristina Loggia

DOMANDE DI: Eleonora Zucca

SPAZIO CURATO DA: Beatrice Orrù

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Cristin Loggia, con il suo libro “Il tempo delle spie” (La Corte Editore, 2026) letto e recensito dalla nostra Eleonora Zucca.

​Cristina Loggia è un’autrice italo-britannica, ha iniziato la sua carriera come giornalista inPiemonte. Dopo un periodo alla guida dell’ufficio stampa di un parlamentare, si è trasferita a Londra, dove ha lavorato per anni come professionista delle relazionipubbliche e con i media.“Il Tempo delle Spie” (titolo originale “Lucifer’s Game”), è stato pubblicato in tutto il mondo dalla casa editrice londinese Lume Books, ed è diventato un bestseller. Attualmente vive con il marito nel Regno Unito.

THRILLER LIFE: Padre Colombo rappresenta il coraggio di opporsi all’orrore della guerra. Per il suo personaggio ti sei ispirata a una persona realmente vissuta?

Cristina Loggia: Si, sebbene non fosse un frate francescano, bensi’ di un parroco del paese di mia mamma Paola, di stanza a Cavaglia’, in provincia di Biella. Si tratta di Don Amilcare Garbaccio, il quale durante la Seconda Guerra Mondiale aveva nascosto in una soffitta una famiglia di ebrei sfuggiti ai rastrellamenti, per poi facilitarne la fuga in Brasile.

Detto questo, ci sono svariate testimonianze di religiosi di vari ordini della chiesa cattolica che fecero cose di simile audacia, mettendo a repentaglio la propria vita per aiutare molte vittime di persecuzione durante il conflitto. Non e’ stato difficile creare una figura che possedesse tali qualita’, convogliandole in un solo personaggio.

THRILLER LIFE: Nel libro ci sono parecchi personaggi opposti tra loro, tra chi cerca la luce e chi il buio, è stato complicato bilanciare diversi punti di vista nel racconto?

Cristina Loggia: Direi il contrario, perche’ e’ proprio quando le persone sono in situazioni straordinariamente critiche che viene fuori la vera natura dell’individuo.

Cadono le maschere perche’ non c’e’ molto da perdere e tutto da guadagnare. Ciò che per me e’ risultato importante, nel creare i personaggi nel mio libro, era mostrare come le persone agiscano non solo in base alle circostanze personali in cui si trovano, ma anche in virtù di chi sono, di ciò che pensano, di cosa ritengano intrinsecamente giusto o sbagliato, e di quanto oltre siano disposte a spingersi per raggiungere i propri fini.

L’etica, o la sua mancanza, e’ insita in ognuno di noi, e la scelta di fare bene piuttosto che di fare male offre chiarezza circa chi ci si trova davanti, le azioni di quella persona parleranno da se’.

THRILLER LIFE: La storia d’amore che si viene a creare come ben sappiamo viene considerata proibita a quel tempo. Hai voluto inserire questo elemento per dare una speranza a una storia piena di violenza?

Cristina Loggia: Ho voluto inserire un aspetto umano inscindibile per ogni persona, e che certamente e’ stato presente durante il conflitto nonostante il clima bellico. La gente ha continuato ad amarsi sebbene fossero tempi difficili sotto diversi aspetti, non ultimo che la vita avrebbe potuto finire in un attimo.

Non si puo’ veramente scegliere di chi ci si innamora, anche in situazioni estreme. Ma ancora piu’ determinante per me e’ stato far vedere che non tutte le persone che la storia ci ha poi catalogato essere dalla parte sbagliata erano cattive, come pure che non tutte le persone che erano dalla parte giusta erano buone. Frederick Schaeffer, il colonnello dell’Afrika Korps che tutto e’ meno che il crudele tedesco dell’immaginario collettivo, e’ nato cosi’, come pure il Benedettino Padre Blasius, sulla carta con la benevolenza di un frate, in verita’ ben lontano dall’esserlo.

Sarebbe ingenuo credere che la realta’ sia in bianco e nero dove e’ facile distinguere chi e’ chi, e di conseguenza cosa fara’. Inoltre, mi e’ piaciuto molto dare una dimensione emozionale e sentimentale al romanzo, dimensione nella quale ciascuno di noi si puo’ rispecchiare. Mi e’ piaciuto mostrare come certe scelte non sono state necessariamente oggettive, ligie al dovere o alla causa a cui si apparteneva, ma soggettive, guidate dal cuore, dalla propria sensibilita’, dai propri principii anziche’ solo dal cervello.

E’ proprio in base a quest’ottiche che ho inserito motivi fortemente personali, magari legati al passato, che hanno dettato il comportamento dei personaggi, e come questo abbia offuscato il loro giudizio e segnato il loro destino.

THRILLER LIFE: Durante la stesura del romanzo hai sempre seguito il tuo pensiero iniziale o nel mentre hai dovuto rivedere alcuni personaggi e alcune loro scelte?

Cristina Loggia: Io sono uno di quegli scrittori che qui in Inghilterra definiscono un planner, ovvero un pianificatore. Quindi ho seguito il mio pensiero iniziale alla lettera perche’ la direzione di viaggio l’ho stabilita ancor prima di mettere nero su bianco.

Quello che faccio ben prima di prendere in mano carta e penna e’ stendere una traccia della storia, un vero e proprio piano, e poi creare in maniera condensata i capitoli con le varie scene in ognuno di essi. In questo modo e’ piu’ facile vedere come la storia si sviluppa, se ci sono dei ‘buchi’, e colmarli prima di arrivare a meta’ del libro e dire: e adesso come esco da questo problema?

Le scelte dei personaggi sono state pianificate in gran dettaglio perche’ volevo creare profili ben specifici, e farli agire in modo tale che la narrazione procedesse in modo fluido. In questa maniera la crescita di ognuno risultava naturale, il loro operato non forzato ed in servizio al racconto.

THRILLER LIFE: La figura di Schaffer è molto diversa da quella che viene data tipicamente ai soldati tedeschi. Come mai hai deciso di inserire un personaggio di questo tipo? Volevi dimostrare che a quel tempo tante persone sono state costrette a schierarsi?

Cristina Loggia: Quando durante le ultime fasi della guerra l’esercito tedesco si e’ ritirato dalla zona dove viveva la famiglia di mio papa’, nella campagna vicino a Santhia’, in provincia di Vercelli, una delle loro colonne aveva sostato per alcuni giorni nella fattoria di mio nonno. Mio papa’, che era un bambino di pochi anni all’epoca, mi racconto’ che uno dei soldati tedeschi lo prendeva spesso sulle ginocchia, rideva e giocava con lui.

Ecco, questo episodio personale della mia famiglia mi ha certamente ispirato, e mi ha confermato, come gia’ affermato in una risposta precedente, che non tutti quelli oggi percepiti come nemici erano persone crudeli o sadiche. Credo sia sempre sbagliato fare di tutta l’erba un fascio.

Certamente ci sono state persone che si sono trovate a servire il proprio paese anche se non erano d’accordo col regime al potere, ma il cui senso del dovere e’ stato preponderante. Schaeffer e’ uno di questi, ma nel romanzo, da quello che pensa e da come agisce, si evince che lui non e’ un Nazista, e che dunque non fa’ delle scelte scellerate come invece tanti appartenenti a quel credo hanno fatto.

In lui hanno prevalso i suoi principii ed i suoi sentimenti, e sono questi che hanno alla fine guidato le sue azioni.

La redazione di Thriller Life ringrazia Cristina Loggia per la disponibilità.

Condividi questo articolo:

Potrebbero interessarti anche: