La città dei vivi
Recensione di: Marina Cantatore
TRAMA:
Un viaggio per le strade buie della città eterna, un’indagine sulla natura umana, sulla responsabilità e la colpa, sull’istinto di sopraffazione e il libero arbitrio. Su chi siamo, o chi potevamo diventare.
Nel marzo 2016, in un anonimo appartamento della periferia romana, due ragazzi di buona famiglia di nome Manuel Foffo e Marco Prato seviziano per ore un ragazzo piú giovane, Luca Varani, portandolo a una morte lenta e terribile. Nicola Lagioia segue questa storia sin dall’inizio e mettersi sulle tracce del delitto significa anche affrontare una discesa nella notte di Roma, una città invivibile eppure traboccante di vita, presa d’assalto da topi e animali selvatici, stravolta dalla corruzione, dalle droghe, ma al tempo stesso capace di far sentire libero chi ci vive come nessun altro posto al mondo. Una città che in quel momento non ha un sindaco, ma ben due papi.
Da questa indagine emerge un tempo fatto di aspettative tradite, confusione sessuale, difficoltà nel diventare adulti, disuguaglianze, vuoti di identità e smarrimento. Procedendo per cerchi concentrici, Nicola Lagioia spalanca le porte delle case, interroga i padri e i figli, cercando il punto di rottura a partire dal quale tutto può succedere.
RECENSIONE:
In “La città dei vivi”, romanzo uscito già nel 2022 ma ripubblicato in concomitanza con l’uscita del film al cinema e quinto romanzo di Nicola Lagioia, ci viene raccontato qualcosa di diverso rispetto ai romanzi precedenti in quanto si focalizza sul riprendere un fatto di cronaca nera realmente accaduto il 4 marzo del 2016, il brutale omicidio del ventitrenne romano Luca Varani, attraverso testimonianze di tutte le persone che avevano avuto a che fare sia con la vittima che con i colpevoli.
In questo romanzo-inchiesta, l’autore ricostruisce perfettamente i fatti immediatamente successivi all’omicidio, analizzando e descrivendo la città che fa da sfondo alla vicenda, Roma, come una città degradata, dominata dagli eccessi di droghe, alcool e della corruzione, con sindaci, assessori e dirigenti posti sotto processo e dove non c’era un sindaco a fare da guida ma due Papi.
Particolarmente interessante è l’accento che viene posto sull’aspetto psicologico dei personaggi, che subivano l’influenza di una città tanto bella quanto corrotta e degradata anche dal punto di vista sociale, dove le apparenze contavano molto di più della sostanza e la droga scorreva tra le vie non solo notturne della capitale. Ci descrive il modo di vivere dei personaggi principali, quello di Marco Prato, gay dichiarato e promoter di eventi, quello di Manuel Foffo, figlio di buona famiglia ma con la quale aveva contrasti.
Allo stesso tempo riesce a ricostruire la doppia vita della vittima Luca Varani. Nonostante per gran parte del romanzo non si riesca a capire quali fossero davvero le motivazioni che hanno portato alla morte lenta e terribile del ragazzo, Nicola Lagioia ci fornisce un ritratto perfetto del malessere che colpisce i giovani, individuando come l’origine di questo molto spesso non è da attribuire solo al condizionamento della società ma anche dall’incomprensione famigliare e dal desiderio di trasgredire per farsi notare.
Oltre alla droga, l’altro tema principale che ha caratterizzato l’intera vicenda è quello della disparità dei ceti sociali: i due assassini erano di buona famiglia mentre Luca Varani proveniva da una famiglia più povera, e soprattutto quello della confusione della propria identità, rappresentata da Marco che si sentiva una donna, unita all’omofobia in una società in cui l’omosessualità veniva considerata ancora un tabù. Il sesso è, ed era, centrale, nella vita di questi ragazzi che, influenzati anche dalla droga, si lasciavano molto spesso andare a fantasie omosessuali per poi negarlo con convinzione.
Il tutto viene descritto attraverso diversi punti di vista, anche quello dell’autore quando, nella seconda parte, parla in prima persona del motivo per cui si è appassionato a questo caso, inserendo le varie testimonianze e i vari pareri che le persone avevano sui protagonisti indiscussi della vicenda (gli amici, i genitori, la fidanzata di Luca Marta Gaia,… ) e lo fa usando un linguaggio a volte un po’ troppo pesante, denso di informazioni; alterna momenti di narrazione a considerazioni più ampie sulla città, fornendo descrizioni del paesaggio molto dettagliate ma dando a volte troppo spazio a riflessioni filosofiche o storiche.
In sostanza “La città dei vivi” è un romanzo inchiesta in cui Nicola Lagioia indaga e ripercorre i motivi che hanno portato a uno dei delitti più efferati che hanno sconvolto l’Italia e lo fa attraverso un’analisi approfondita dei sentimenti di tutte le persone coinvolte direttamente o indirettamente per far luce sui problemi che colpiscono la società e che sono tuttora presenti.
Editore: Einaudi
Pagine: 472 pagine
Anno di pubblicazione: 2022
AUTORE:

Nicola Lagioia è nato a Bari nel 1973. Con minimum fax ha pubblicato Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (2001), e con Einaudi Occidente per principianti (2004), Riportando tutto a casa (ultima edizione ET Scrittori 2017; Premio Viareggio-Rèpaci, Premio Vittorini, Premio Volponi), La ferocia (2014 2016; Premio Strega 2015) e La città dei vivi (2020 e 2021)