Il gioco di Alice
TRAMA:
A Torino una giovane studentessa modello viene trovata uccisa all’alba, nel parco dove correva ogni mattina. A Seattle, poche ore dopo, un senzatetto morto in un vicolo sembra soltanto l’ennesima vittima dimenticata della strada. Due città lontane, due vittime che non hanno nulla in comune. O almeno così sembra.
Quando sulla pelle dei corpi compare lo stesso codice inciso con precisione chirurgica, il commissario Giulio Valenti, la PM Alessandra Greco e il detective Tony Moretti capiscono di trovarsi davanti a qualcosa che va oltre il singolo omicidio. Ma ciò che ancora non sanno è che, dall’altra parte dello schermo, qualcuno ha già trasformato la morte in una partita.
Un gioco segreto. Due scacchiere collegate. Due uomini costretti a uccidere per salvarsi. E una regia invisibile che muove ogni pedina con lucidità spietata.
Mentre le indagini corrono tra Italia e Stati Uniti, il confine tra carnefici e vittime si fa sempre più sottile. Ogni mossa apre una nuova possibilità di sopravvivenza, ogni errore si paga con il sangue, e dietro l’orrore emerge un disegno molto più grande: un sistema capace di usare paura, disperazione e tecnologia per manipolare esseri umani, mercati e destini.
Il gioco di Alice è un thriller psicologico e investigativo dal ritmo serrato, che intreccia omicidi, strategia, tensione morale e cospirazione internazionale. Un romanzo oscuro e contemporaneo, dove nulla accade per caso e ogni mossa potrebbe essere solo l’inizio, in una corsa contro il tempo dove il prezzo di ogni errore è la morte.
Ideale per i lettori che amano i thriller ad alta tensione, le indagini a incastro, i misteri costruiti come una partita letale e le storie in cui il vero nemico resta nell’ombra fino all’ultimo.
RECENSIONE:
Ci sono esordi che nascono da un’idea forte, e Il gioco di Alice di Maurizio Gallo ne ha una davvero notevole: un serial killer thriller in cui gli assassini non sono predatori seriali, ma persone qualunque: un uomo schiacciato dai debiti, un padre di famiglia sull’orlo del baratro. Entrambi spinti ad uccidere e trasformate in pedine di una macabra partita a scacchi giocata a distanza attraverso un sistema cifrato. È un’intuizione affascinante e inquietante, e percorre l’intero romanzo con una tensione che non cala facilmente.
La struttura è uno degli aspetti più interessanti. Maurizio Gallo costruisce il libro su una doppia scena del crimine, Torino e Seattle, e su una scelta narrativa efficace: il lettore sa fin da subito più degli investigatori. Non è un whodunit classico, ma un thriller in cui il brivido nasce dal vedere le pedine muoversi, dal conoscere il meccanismo mentre polizia e magistratura brancolano ancora nel buio. L’alternanza tra i capitoli italiani con il commissario Valenti e il pubblico ministero Alessandra Greco e quelli americani, con il detective italoamericano Tony Moretti, dà un respiro internazionale alla vicenda e crea un ritmo a incastro che funziona.
I dettagli migliori del romanzo sono anche quelli che lasciano un po’ di rammarico, perché sono così interessanti da meritare più spazio. Il “sistema” che governa la partita con le sue due scacchiere, le sue regole ferree, il conto crypto che si sblocca solo alla fine è un’invenzione intrigante che avrebbe potuto essere esplorata e descritta ancora più a fondo.
Lo stesso vale per il profilo psicologico delle “pedine”: i momenti più forti del libro sono quelli in cui entriamo nella testa di chi ha ucciso, l’attesa davanti allo schermo, il senso di aver attraversato “un confine che non si attraversa due volte” e viene voglia di vederli approfonditi ulteriormente. C’è, insomma, materiale per un romanzo persino più ricco di quello che si legge: alcune intuizioni sono lasciate a uno stadio più accennato di quanto avrebbero meritato.
Sul piano della scrittura, Maurizio Gallo mostra una buona mano nella costruzione dell’atmosfera, la Torino grigia e piovosa di novembre, la Seattle fredda e notturna sono rese con efficacia e nella gestione della suspense. La caratterizzazione dei protagonisti investigativi è solida, anche se in qualche punto il ritmo si allenta e alcune spiegazioni tecniche o procedurali si dilungano più del necessario. È il tipo di limatura che l’esperienza affina perché la sostanza narrativa, qui, c’è.
Nel complesso, Il gioco di Alice è un thriller di intrattenimento solido e ambizioso, che parte da un’idea originale e la porta avanti con cura. Non tutto è sfruttato fino in fondo, alcuni dei suoi elementi più affascinanti restano sullo sfondo quando potrebbero essere protagonisti ma ciò che funziona lo fa bene, e la lettura scorre tenendo viva la curiosità fino all’ultima mossa. Un esordio che non dispiace affatto e che lascia intravedere le potenzialità di un autore su cui vale la pena tenere un occhio, anche in vista del seguito annunciato.
Editore: Autopubblicato
Pagine: 355 pagine
Anno di pubblicazione: 2026
Intervista
Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Maurizio Gallo, con il suo libro Il gioco di Alice, letto e recensito dalla nostra Chiara Ferrato.

THRILLER LIFE: L’idea centrale del romanzo: assassini che non sono predatori seriali ma persone comuni trasformate in pedine di una partita a scacchi mortale, governata da un sistema cifrato è originale e inquietante. A tratti mi è sembrato di rivivere dentro le serie di Squid Game e Alice in Borderland. Da dove nasce l’idea del ‘gioco’ e delle persone comuni trasformate in pedine? C’è stata un’immagine, una notizia o una suggestione precisa da cui è partito tutto?
Maurizio Gallo: L’embrione di questa storia risale a quando avevo poco più di vent’anni ed ero all’università: all’epoca immaginavo una sfida a scacchi classica, priva però di un burattinaio alle spalle degli esecutori. Mancava il pilastro fondamentale: una motivazione drammatica e credibile. Chi scrive crime sa che le molle che spingono al delitto sono quasi sempre le stesse: follia, potere, passione o denaro. Tra tutte, il denaro legato alla sopravvivenza era la leva più spietata. Non volevo i soliti serial killer psicopatici o assassini professionisti da manuale; volevo persone ordinarie, vicine a noi, messe all’angolo da debiti e disperazione. Se serie come Squid Game, che ho visto e apprezzato, hanno avuto un impatto così forte è proprio perché toccano questo nervo scoperto contemporaneo: cosa saresti disposto a fare quando la società ti toglie ogni via d’uscita? Da lì la scintilla: trasformare la disperazione economica nel carburante di una partita a scacchi mortale. Alice in Borderland invece mi manca, ma rimedierò presto.
TL: Il romanzo alterna due scene del crimine e due mondi investigativi: Torino, con Valenti e il PM Greco, e Seattle, con il detective italoamericano Moretti, costruendo una struttura a incastro dal respiro internazionale. Perché hai scelto di ambientare metà del romanzo negli Stati Uniti, e di affidarne le indagini a un detective italoamericano? È stato difficile documentarti sulle procedure investigative americane accanto a quelle italiane?
Maurizio Gallo: Le ragioni sono nate dalla natura stessa del racconto, che ho visualizzato fin dal primo momento con il ritmo e il taglio visivo di una sceneggiatura cinematografica. Volevo un respiro internazionale e un contrasto forte tra due atmosfere: la Torino sabauda, grigia e austera, e il freddo notturno e umido di Seattle. Diverse ma simili, con un clima autunnale cupo e piovoso. Inoltre, ispirandomi al concetto adrenalinico di serie come 24, sfruttare il fuso orario di nove ore tra Italia e Stati Uniti mi permetteva di stringere i protagonisti in una morsa temporale claustrofobica, dove il giorno di uno coincide con la notte dell’altro. Far quadrare e combaciare tutti gli orari ha aggiunto poi difficoltà nella difficoltà.
La figura di Tony Moretti è stata la chiave di volta: le sue origini italiane non solo offrono un ponte culturale e operativo naturale tra la Procura di Torino e il Seattle PD, semplificando il passaggio alle comunicazioni formali in lingua inglese, ma portano con sé quel tocco di attaccamento alle radici a cui sono molto legato. Sul fronte procedurale il lavoro di documentazione è stato meticoloso: mettere a confronto il codice di procedura penale italiano, con il delicato equilibrio tra PM e Squadra Mobile, e i protocolli investigativi americani ha richiesto uno studio attento per garantire che ogni passaggio risultasse solido e plausibile.
TL: Alcuni dei dettagli più affascinanti del libro, il funzionamento del ‘sistema’, le due scacchiere, la psicologia delle ‘pedine’ costrette a uccidere, sono così ricchi da lasciare il lettore col desiderio di saperne ancora di più. Molti elementi del tuo mondo narrativo sembrano avere un potenziale enorme, quasi da poter essere approfonditi ulteriormente. Hai dovuto ‘trattenerti’ per non appesantire il ritmo, o pensi di espandere alcuni di questi aspetti nel seguito?
Maurizio Gallo: È stata una scelta precisa di ritmo. Il mio obiettivo primario per questo esordio era togliere il fiato al lettore, dosare l’acceleratore capitolo dopo capitolo e costringerlo a girare pagina per capire la mossa successiva. Inserire digressioni troppo estese sull’architettura del sistema o rallentare eccessivamente nell’introspezione avrebbe rischiato di frenare la tensione da corsa contro il tempo che cercavo. Ho preferito calibrare le pause per far ‘respirare’ il lettore solo quando decidevo io, prima di ripartire a tutta velocità. Non volevo scoprire tutte le carte subito: il mondo dietro a questa scacchiera è molto più vasto di quanto visto finora, e nel seguito ci sarà tutto lo spazio per esplorare a fondo i suoi angoli più oscuri.
TL: I passaggi più intensi del romanzo sono quelli in cui il lettore entra nella mente di chi ha ucciso: l’attesa davanti allo schermo, il peso della colpa, la sensazione di aver attraversato ‘un confine che non si attraversa due volte’. Come hai lavorato per rendere ‘umane’, e in un certo senso comprensibili, le tue pedine-assassine senza mai giustificarle? Quanto è stato difficile, emotivamente, scrivere dal punto di vista di chi è costretto a uccidere?
Maurizio Gallo: È stato un esercizio psicologico intenso. Per Salvatore sono partito dall’osservazione di certe dinamiche umane e fragilità reali, calandomi nell’abisso di chi si trova con le spalle al muro e adotta l’alibi interiore più primordiale: ‘o io, o tu’. Con David il lavoro emotivo è stato ancora più profondo e viscerale. Sono padre di un bambino di dieci anni, e conosco bene la forza devastante dell’amore per un figlio e per la propria famiglia: è un sentimento nobile, ma se viene distorto dal panico del fallimento e dalla disperazione può spingere a razionalizzare l’inconcepibile sotto la bandiera del ‘lo faccio per proteggerli’. Entrare nella testa di chi non uccide per sadismo, ma per un disperato istinto di conservazione, ti costringe a guardare zone d’ombra che appartengono a ciascuno di noi.
TL: Il meccanismo del ‘gioco’ intreccia scacchi, tecnologia, criptovalute e un sistema di profilazione: una componente tecnica che richiede precisione per risultare credibile. La parte tecnologica: il sistema cifrato, il conto crypto, la profilazione delle vittime e dei carnefici è centrale nella trama. Qual è il tuo rapporto con questi temi, e quanta ricerca c’è dietro?
Maurizio Gallo: In questo caso la mia professione è stata il miglior alleato della trama. Nella vita sono il titolare di un’azienda che si occupa di infrastrutture informatiche, reti, videosorveglianza e sicurezza. Lavorando quotidianamente a contatto con questi sistemi, per me è stato naturale integrare nel romanzo nozioni autentiche su comunicazioni cifrate, tracciamenti, wallet crypto e vulnerabilità dei dati. Volevo che la tecnologia nel romanzo non sembrasse ‘fantascienza da film’, ma uno strumento reale, tangibile, spaventosamente accessibile e proprio per questo credibile.
TL: Il romanzo è il tuo esordio, nato: come racconti nei ringraziamenti, dall’incoraggiamento della tua compagna e dal lavoro con un gruppo di beta reader, e si chiude aprendo la strada a un seguito. Com’è stato passare dall’idea alla scrittura del tuo primo romanzo, e quanto ha contato il confronto con i tuoi primi lettori? Cosa puoi anticiparci del seguito, ritroveremo Moretti, Valenti e Greco?
Maurizio Gallo: Il passaggio non è stato immediato: ho iniziato questo libro tre volte, arenandomi sempre prima di pagina 50 per un eccesso di perfezionismo sui dettagli geografici e ambientali. Ho passato notti intere a percorrere chilometri su Google Street View per le strade americane, cercando la consistenza reale di ogni scorcio.
La svolta è arrivata adottando un metodo ‘a pressione’, un po’ come fece Stephen King con la pubblicazione a puntate de Il miglio verde: mi sono imposto di scrivere ogni giorno uno o due capitoli da sottoporre immediatamente al giudizio della mia compagna (che è stata la prima a credere nel mio potenziale) e di due carissimi amici come beta reader.
Il loro entusiasmo famelico, con tanto di ‘ricatti morali’ per avere subito il capitolo successivo, ha innescato la scintilla definitiva. La storia ha preso vita e non sono più riuscito a fermarmi. Sul seguito posso confermare che la squadra al completo tornerà in campo: ritroveremo Moretti, Valenti e la Greco, ma gli equilibri saranno profondamente scossi da ciò che è accaduto. E resta una domanda aperta che brucia sotto la cenere: David riuscirà a consumare la sua vendetta? Diciamo che la partita non è affatto finita.
AUTORE:
Maurizio Gallo è un autore italiano. Il gioco di Alice, pubblicato nel 2026, è il suo romanzo thriller d’esordio: nato, come racconta lui stesso nei ringraziamenti, dall’incoraggiamento della compagna e scritto con l’aiuto di un affiatato gruppo di beta reader. È previsto un seguito.