Una tregua che non è pace di Miriam Toews

Una tregua che non è pace
Quando ci capita è per davvero ma a dire il vero non capita quasi mai veramente, vero?

Una tregua che non è pace

Recensione di: Veronica Geraci

TRAMA:

Invitata a partecipare a una Conversación a Città del Messico nell’aprile del 2023, Miriam Toews si trova a dover produrre un testo sul tema fissato dal Comité per quell’edizione, e il tema è «perché scrivo?» La ricerca di una risposta innesca un profondo dialogo interiore, ora esilarante ora struggente, e avvia un percorso labirintico intorno al senso della scrittura e alle sue connessioni con la vita («Perché scrivi? Perché vivi?») e con la morte («Scrivere è forse l’alternativa accettabile al suicidio?»)

Ne nasce un caleidoscopio di scritture diverse, dalle lettere agli aneddoti, dalle citazioni ai frammenti di ricerca, e ovunque, intrecciati all’indagine del processo creativo e narrati con implacabile ironia, pezzi di memoria personale che mettono a nudo l’intimità della vita famigliare, con le sue tenerezze, le sue risate e le ineffabili voragini che vi si sono aperte.

Bando alle divagazioni, la ammonisce il direttore del Comité, «si limiti a rispondere alla domanda: Perché scrivo? Per quale ragione?» E invece Toews scrive di una moffetta con le turbe che cerca a piú riprese di infilarsi in casa, di una gita in barca in cui avevano perso la barca, di un ex marito che rivendica anni delle sue royalties, di una madre morente ma indomita e imbattibile a Scarabeo, di un panino al prosciutto ordinato dal padre poco prima di morire e mai consumato.

Scrive del freddo e del ghiaccio, di figli e nipoti, del sogno ricorrente di uno sparo ravvicinato in un lungo corridoio bianco. Scrive del vento, di tutti i venti del mondo, e del progetto di radunarli in un unico museo.

E infine scrive del silenzio, quello con cui sua sorella ha scandito a lungo la sua vita e infine la sua morte; il silenzio contro cui Miriam ha brandito la parola scritta in infinite lettere d’amore per tentare di trattenerla fra i vivi. Scrivere per salvare, dunque? Scrivere per ricordare? Scrivere per scrivere? «Silenzio. Suicidio. Scrittura. All’interno di ciascuno, teniamo duro». La ricompensa è una tregua, forse, che tuttavia non è pace.

RECENSIONE:

Tutti siamo istintivamente portati a credere che a metterci in difficoltà possano essere solo situazioni, domande e pensieri complessi, un qualcosa di articolato che richiede impegno; non è così.

“Una tregua che non è pace” di Miriam Toews, ci insegna come basti una semplice domanda a scatenare una tempesta emotiva nella parte più profonda e fragile della nostra mente.

“Perché scrivi?”

Questa la domanda posta agli autori che partecipano alla Conversación a Città del Messico nel 2023 e che devono produrre un elaborato in risposta. La scrittura, come qualunque altra arte, non è solo fantasia, talento o intuizione, nasce ed esprime emozioni, paure, desideri e riflessioni. Tutto ciò rende complicata la stesura del testo da presentare.

Miriam Toews non riesce a limitarsi, non può dare una risposta semplice e diretta, questo la spinge a intraprendere un viaggio interiore tra ricordi e sensazioni, tra delusioni, fallimenti e riflessioni. La scrittura diventa sinonimo di vita, di connessione con la morte, è un modo di comunicare ma spesso è correlata al silenzio.

“Una tregua che non è pace” diventa una raccolta di episodi, di lettere scritte, di domande senza risposta, di situazioni imbarazzanti, un’analisi degli sbagli, le scelte e i sogni.

Niente resta segreto, la famiglia, il padre e la sorella che si rifugiano nel silenzio, gli amori, il matrimonio e il relativo divorzio, fino ad arrivare ai figli e oltre. I temi trattati variano da quelli più leggeri, legati soprattutto all’infanzia o ai nipoti, a quelli seri e spinosi come il suicidio.

Questo libro mi ha lasciato perplessa, infatti pur avendo un grande punto di forza, ovvero il viaggio emotivo intrapreso da Miriam Toews per rispondere alla domanda posta dal comitato, porta con sé anche tutta la confusione di questi pensieri che, riguardano diversi soggetti e situazioni, e si spostano continuamente da un arco temporale all’altro.

Questo inevitabilmente può rendere meno scorrevole il testo, che assume l’identità quasi di un diario personale e a tratti può sembrare scollegato.

In conclusione, “Una tregua che non è pace” di Miriam Toews è un testo che consiglierei a chi vive l’arte e può apprezzare le divagazioni scaturite da una domanda apparentemente semplice come “Perché scrivi?”

Traduzione: Maurizia Balmelli

Titolo originale: A Truce That Is Not Peace

Editore: Einaudi

Pagine: 168 pagine

Anno di pubblicazione: 2026

AUTORE:

Miriam Toews (Steinbach, 21 maggio 1964) è una scrittrice canadese, ha vinto prestigiosi premi letterari tra cui il Governor General’s Literary Award per il libro Un complicato atto d’amore (A Complicated Kindness) e il Rogers Writers’ Trust Fiction Prize per In fuga con la zia (The Flying Troutmans) e I miei piccoli dispiaceri (All My Puny Sorrows).

In Italia, I miei piccoli dispiaceri ha vinto il premio per la narrativa straniera del Premio Sinbad degli editori indipendenti. Ha inoltre avuto un ruolo di attrice protagonista nel film Luz Silenciosa, diretto da Carlos Reygadas, esperienza che ha ispirato il suo quinto romanzo, Mi chiamo Irma Voth (Irma Voth). I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue: oltre all’italiano, in tedesco, francese, portoghese, spagnolo, olandese, serbo, ceco, ungherese, danese, norvegese, svedese, ebraico, turco e mandarino.

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