L’eremo dei folli
RECENSIONE DI: Emanuela Di Novo
TRAMA:
Mi chiamo June McFlynn e sono un’entomologa forense. La scienza non è soltanto il mio lavoro: è il mio modo di stare al mondo. Garantisce ordine e giustizia, tutto ciò che la vita intorno a me non possiede. Lo studio delle cose piccole mi permette di tenere a bada un mondo troppo grande per me, a cominciare dalla Sicilia assolata e tormentata che mi circonda, dove ancora mi chiamano «l’americana», come se non fossi nata e cresciuta qui.
Nel mio lavoro non ho paura di sporcarmi le mani: ho imparato fin da bambina che il nostro destino non si decide nelle grandi imprese, ma nei dettagli. E so che la natura nasconde le risposte che cerco: terriccio, insetti, foglie, frammenti di vita che si fanno prove.
Essere una donna in questo campo non è semplice. Ogni giorno devo dimostrare di meritare il ruolo di consulente del tribunale di Catania, espormi in prima persona, sfidare i pregiudizi. Ho sempre creduto che la scienza bastasse a tenermi al sicuro. Ma questa indagine è diversa da tutte le altre. Una madre e sua figlia scomparse nel nulla. Nessuna traccia, soltanto lo sgomento dell’assenza. E in quest’assenza riconosco qualcosa che credevo sepolto e che mi riempie d’angoscia. Io sono June McFlynn. Sono una donna di scienza e per me la verità è tutto. Eppure, ho un segreto inconfessabile. E dovrò affrontarlo.
RECENSIONE:
È difficile amarsi, quando si è lo strappo sulla tela. Il difetto visibile. Si può diventare arte, ma ci vuole il coraggio di non ricucirsi.
Bastano poche righe ad Agnese Messina per dichiarare la promessa narrativa de L’eremo dei folli. Una promessa che il romanzo mantiene fino alla fine, costruendo attorno a June una storia di indagine, trauma e ricerca di un equilibrio che sembra sempre sul punto di spezzarsi.
June è una protagonista fuori dagli schemi. Entomologa forense, vive in Sicilia ma continua a essere percepita come “l’americana”, quella strana, con i capelli blu, la passione per gli insetti e un modo di osservare il mondo che gli altri faticano a comprendere. La sua zona di comfort è il laboratorio: lì ogni cosa ha un nome, un ordine, una funzione. Fuori, invece, ci sono sentimenti che non rispondono alle leggi biologiche e relazioni che sfuggono a qualsiasi protocollo.
Fin da bambina, June trova negli insetti qualcosa che gli esseri umani non riescono a darle: chiarezza.
Sono animali affascinanti, capaci di mettere ordine nel disordine e di portare vita dove c’è la morte.
È una frase che racchiude perfettamente anche lei. June cerca proprio questo: un principio capace di rimettere ordine nel caos.
Il suo passato, però, continua a scavare. Una madre malata, un padre distante e giudicante, una figlia perduta attraverso la manipolazione di un uomo che le ha sottratto fiducia e speranza. June ha provato a colare cemento dentro quelle ferite, riempiendole di lavoro, carriera e giustizia. Ma il caso di Liuba e della piccola Olimpia riapre le gallerie che credeva di avere sepolto.
È qui che il giallo e la dimensione emotiva si saldano davvero. June riconosce in Liuba qualcosa di sé: una donna sola, in lotta contro tutti e contro sé stessa. Cercare la verità su quella morte e trovare Olimpia significa allora fare giustizia, ma anche tentare di salvare una parte della propria storia.
Attorno a lei si muovono personaggi ben costruiti. Emanuel, amico d’infanzia, è lo spazio in cui June riesce finalmente a concedersi una crepa, a condividere un dolore che non scompare ma diventa meno pesante. Luca, innamorato di lei, resta invece dentro un confine che June non oltrepassa, senza alimentare illusioni. E poi c’è Liuba, che diventa quasi uno specchio doloroso: salvarne la memoria significa anche provare a salvare sé stessa.
Agnese Messina inserisce nel romanzo temi sociali importanti, violenza di genere, manipolazione, spettacolarizzazione del dolore, senza mai trasformarli in elementi secondari alla storia. Restano dentro l’indagine e dentro le vite dei personaggi, emergendo con naturalezza.
Anche la Sicilia contribuisce in modo decisivo alla costruzione del romanzo. Non è semplice sfondo, ma un luogo che amplifica il senso di estraneità di June. Lei vi appartiene e, allo stesso tempo, ne resta ai margini. Osserva, studia, analizza: come se avesse bisogno di una distanza per riuscire a capire ciò che la circonda.
L’eremo dei folli è un esordio giallo fresco, scritto con grande sensibilità e sostenuto da una protagonista tridimensionale, fragile e tenace. June trova negli insetti ciò che cerca disperatamente anche nella propria vita: la possibilità di trasformare il disordine in qualcosa che abbia un senso e che le dia una possibilità.
Non poteva cambiare il passato […] ma poteva fare la differenza per quella donna. Darle giustizia.
TRADUZIONE: X
TITOLO ORIGINALE: X
EDITORE: Garzanti
PAGINE: 320
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026
AUTORE:

Agnese Messina è nata a Catania il 9 ottobre 1989. Dopo il diploma all’Istituto Tecnico Aeronautico e la laurea in Biologia, durante la quale ha seguito un master e scritto la tesi in Entomologia forense, ha intrapreso gli studi in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Catania. Vive nella sua città natale, dove si divide tra la scrittura, la ricerca e l’amore per la musica classica.