L’enigma della carta Varese di Domenico Wanderlingh

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L’enigma della carta Varese

Una mattina di ottobre, in un lussuoso appartamento di piazza Giovine Italia a Milano vengono rinvenuti i cadaveri di due donne, Virginia Contini ed Elisa Boari, rispettivamente madre e figlia.

La domestica, il custode del palazzo e i vicini, che troppo spesso sono stati testimoni involontari di discussioni animate tra le due, ipotizzano che si tratti dell’ennesima lite violenta sfociata questa volta in tragedia. Il caso viene affidato ad Anita Landi, ispettrice capo dell’Anticrimine di Milano, nonché ex atleta delle Fiamme Oro.

Giovane donna indipendente e poco incline alla diplomazia, Anita ha anche un certo intuito… E questa volta sente che qualcosa non torna. Perché Elisa stringeva un frammento di carta Varese tra le dita? E quale ruolo ha Sandro Boari, ex marito di Virginia, già indagato dall’Interpol per riciclaggio?

Segreti, maldicenze, ipocrisia si celano appena sotto l’apparente integrità della borghesia milanese, e l’ispettrice Landi è determinata a portare a galla ciò che in tanti vorrebbero tenere nascosto. In tanti, forse anche qualcuno a lei molto vicino.

Milano, Ottobre 1979.

Un signore anziano, seduto su una panchina a leggere La notte e una ventenne ambiziosa, sensuale come Agostina Belli, preoccupata e timorosa, si incontrano al Parco Sempione.

Questa è la scena che compare all’inizio de L’enigma della carta Varese, uno scatto da fissare alla parete con una puntina, come una vecchia Polaroid da guardare ogni tanto.

Passiamo in un colpo a quarant’anni dopo.

Siamo in macchina e stiamo correndo insieme all’ispettrice Anita Landi verso Piazza Giovine Italia, in un appartamento di lusso, nel quale la donna di servizio ha trovato senza vita una madre e sua figlia, l’una in corridoio e l’altra nella sua camera da letto.

La ragazza stringe tra le dita un frammento di carta Varese.

Inizia così questa seconda indagine dell’ispettrice Landi, una donna giovane, ma con un passato difficile alle spalle.

È impossibile non affezionarsi a questo personaggio, perché, nonostante i suoi trascorsi pieni di fallimenti e delusioni, non ha mai mollato, dimostrando di possedere un carattere forte, a volte prepotente per esigenza, che sa anche menare le mani quando necessario e che, in rarissimi casi, si toglie la corazza per far affiorare tutta la sua dolcezza.

Lo sanno bene i suoi coinquilini, Giacomo e Francesco, due uomini divorziati con cui lei condivide l’appartamento e i pensieri, anche quelli più fastidiosi.

Colpisce molto il legame che si è instaurato tra i due e Anita, anche quando, nella storia, fanno capolino Giada e Sofia, le loro rispettive figlie.

Le indagini coinvolgeranno anche queste ultime, quando dovranno presentarsi al Comando di Polizia per rispondere ad alcune domande su una delle due vittime: Elisa Boari, la ragazza, che si scopre essere stata un’amica intima proprio delle figlie di Giacomo e Francesco.

Ma c’è tanta altra carne sul fuoco di questa indagine, chiunque può essere sospettato, chiunque può essere il colpevole.

A partire dagli amici dell’altra vittima, Virginia Contini, la madre di Elisa. Un gruppo di persone affiatate, almeno in apparenza…

Ci sono personaggi per tutti i gusti: l’amica fedele, quella invidiosa, l’insegnante di pianoforte, il personal trainer.

Alle persone che formavano l’entourage di Virginia, si uniscono quelle che gravitano attorno ad Anita, i colleghi e uno strano agente della Interpol che non la racconta giusta.

Tutti ben descritti fisicamente e con una loro personalità delineata in maniera precisa.

Il modo di scrivere di Domenico Wanderlingh è molto scorrevole, tanto da diventare ipnotico.

Descrive molto dettagliatamente luoghi e persone, ma senza stancare e senza appesantire la lettura.

Questo scrittore possiede il dono di trattenere il lettore nella storia, attraverso dialoghi essenziali e senza troppi giri di parole, catapultandolo al centro delle stanze in cui si svolgono le azioni.

Nonostante la discreta quantità di personaggi, di nomi, cognomi e ruoli da ricordare durante tutta la narrazione, nonché di qualche piccolo flashback che apparentemente non ha senso, la sapiente penna di Wanderlingh fa in modo di accompagnare chi legge nella direzione giusta, attraverso dialoghi ad hoc e schemi riepilogativi.

Inoltre, nel racconto non mancano momenti di divertimento, dati dal carattere impulsivo di Anita, e di stupore e commozione durante lo sbrogliarsi della matassa.

E la carta Varese?

È proprio l’elemento che unisce tutti i puntini di un intricato schema, che alla fine sarà chiarissimo.

L’enigma della carta Varese non è un semplice thriller fine a se stesso.

È un romanzo a cui si pensa durante la giornata e non si vede l’ora di avere un attimo di pace per proseguirne la lettura.

Nonostante la trama sia semplice, due cadaveri e una indagine, andando avanti, tutto si sviluppa in un continuo susseguirsi di colpi di scena ed eventi che non ci si aspetta e che rendono praticamente impossibile capire chi sia l’assassino.

Inoltre, è inevitabile empatizzare con Anita Landi e lo si fa, fino a commuoversi.

Senza fare spoiler, una parola sul finale, anzi due: emozionante e inatteso.

Editore: Guanda
Pagine: 352
Anno di pubblicazione: 2024

Domenico Wanderlingh è nato a Palermo e vive tra Milano e Città di Castello.

Dopo aver autopubblicato due romanzi e un’antologia di racconti, ha esordito in libreria con Il passato non si cancella, il primo romanzo di una serie dedicata alle indagini dell’ispettrice Anita Landi.

L’enigma della carta Varese di Domenico Wanderlingh
Concludendo
La piacevole scoperta di un thriller italiano scritto egregiamente e che non si può fare a meno di divorare.
Pro
Il ritmo sempre più incalzante della narrazione.
Contro
Solo inizialmente, i molti personaggi da ricordare.
4.4
Imperdibile.
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