Una verità quasi perfetta
Recensione di: Alessandro Quadri di Cardano
Trama:
Marco è morto in un modo che non gli somigliava. Non era il tipo. Non così. Non senza una spiegazione. Sua sorella non cerca un colpevole. Cerca un senso.
Due amici che hanno avuto il coraggio di cambiare vita, inseguendo un sogno. Ora si trovano davanti a un caso che li costringerà a guardarsi dentro, più di quanto avrebbero voluto.
Un enigma che non ha indizi, né piste, né logica apparente. Solo un’assenza che fa rumore. Una crepa. Un dettaglio stonato. Una verità che non combacia.
Certe storie non iniziano con un crimine, ma con una domanda. Una di quelle che non cercano risposte nei fatti, ma nei silenzi, nei gesti interrotti, nei frammenti che restano dopo. E allora scavano. Nelle vite degli altri. Nei vuoti, nelle ossessioni, nei legami nascosti. Ma più si addentrano, meno trovano risposte. Solo domande sempre più scomode.
RECENSIONE:
Con “Una verità quasi perfetta” Domenico Caporusso stupisce con un romanzo d’esordio dalle atmosfere noir e nostalgiche.
Protagonista e voce narrante della vicenda è Nicola Corsi, un investigatore privato che viene ingaggiato da Giulia Testa per chiarire le circostanze che hanno portato alla morte di suo fratello. Marco era un assistente universitario affetto dalla fobia del vuoto, eppure, viene ritrovato morto suicida dopo essersi buttato giù dal balcone di casa.
L’inchiesta delle autorità presenta una verità che Giulia, sorella gemella di Marco, non riesce a comprendere. Per questo motivo decide di varcare la porta dell’agenzia investigativa di Nico. Per capire cosa sia realmente successo. Perché, come spiega molto bene Giulia, ormai Marco “non posso più salvarlo. Ma posso perdonarlo.”
Spalla ironica e disincantata di Nico è il suo socio in affari, Enrico Rinaldi, più interessato alla parcella che alle sorti dei suoi clienti, ma soprattutto suo amico fraterno. Poi c’è la voce dell’esperienza, nella figura bellissima del Generale Ramontura, con il quale Nico ha mantenuto un rapporto strettissimo che dura fin dall’epoca del servizio militare (nella Benemerita, ovviamente).
Questo militare in pensione è per Nico un sostituto del padre e lo guida con affetto durante tutta indagine, ricordandogli i principi chiave del mestiere, come il fatto che “l’intuizione non è una magia. È esperienza che si traveste da sesto senso”.
Sullo sfondo c’è una Bologna uggiosa, imbevuta della malinconia autunnale, che rispecchia in modo perfetto l’animo dell’investigatore, ancora corroso dal lutto per la fine della sua relazione con Cristiana.
Il suicidio incongruo di Marco è un tarlo che martella Nicola, impedendogli di dormire, e fa lo stesso con il lettore, il quale, pagina dopo pagina, si arrovella a cercare la verità.
Lo stile pulito ma suadente di Domenico Caporusso permette di scorrere le pagine con piacevolezza, avvolti in una malinconia che ha qualcosa di confortevole.
Il finale arriva d’un tratto, quasi troppo presto, lasciando il lettore con un iniziale senso d’incompiuto che però resta, come un aroma in bocca, e che sembra volerlo accompagnare nelle proprie riflessioni personali.
E ci si ritrova a pensare, insieme al protagonista, che “Forse sarebbe stato meglio restare nel dubbio. Con la consolazione di un mistero, invece che con la ferocia di una certezza.”
Traduzione:
Editore: Self-publishing Amazon
Pagine: 175
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE:

Domenico Caporusso è nato a Teramo nel 1979 e ha trascorso la sua infanzia in Abruzzo. Dopo la laurea in Economia e Commercio ha svolto il servizio militare come ufficiale nella Guardia di Finanza.
Da più di vent’anni vive in Emilia-Romagna, dove lavora come consulente esperto in mercati finanziari e risiede a Rimini con la sua famiglia.
La passione per la scrittura è arrivata con il tempo, quasi inaspettata, come una necessità interiore. “Una verità quasi perfetta” è il suo romanzo d’esordio.

DOMANDE ALL’AUTORE:
1 Presenta il tuo romanzo spiegandone l’approccio generale, la vicenda (senza fare spoiler), i personaggi e le particolarità che lo rendono unico.
Una verità quasi perfetta è la storia di una verità che sembra chiara, ma che, osservata da vicino, si incrina e rivela ombre. Non è solo un’indagine legata a un suicidio sospetto, ma un viaggio interiore: capire chi siamo mentre cerchiamo la verità degli altri. Ogni personaggio nasce da frammenti di realtà: persone che ho conosciuto, figure che ho solo sfiorato, incontri fugaci che però mi hanno trasmesso un’emozione forte e indimenticabile.
Tra queste c’è il Generale, che nel libro è guida e riferimento, ma che nella mia vita reale ha rappresentato davvero una figura paterna. Questo intreccio tra realtà e finzione è il cuore del romanzo: un giallo che si legge come un thriller, ma che in realtà è un percorso nell’animo umano e nei suoi inevitabili segreti.
2. Parlaci del (o dei) protagonista (isti). Descrivi caratteristiche, aspetti marcanti, punti di forza e difetti.
Il protagonista, Nico, in realtà sono io: un personaggio romanzato, certo, ma che porta dentro molto del mio vissuto. È un uomo che cerca la verità con sensibilità e ostinazione, pur sapendo che spesso la verità sfugge o si confonde con le bugie che raccontiamo a noi stessi. Accanto a lui c’è Enrico, che nella vita reale è il mio migliore amico e che considero quasi un fratello: nel libro è la parte razionale, pragmatica, il contrappeso necessario alla mia natura più inquieta e riflessiva.
Oltre ai protagonisti principali, mi sono divertito a dare spazio anche ad alcune figure marginali: personaggi che compaiono solo di sfuggita, ma che nascono da emozioni reali. Tra queste, la barista dagli occhi diversi e la ragazza della palestra sono quelle a cui mi sono particolarmente affezionato, perché mi hanno permesso di raccontare come anche un incontro brevissimo possa lasciare un segno. Scriverle è stato un modo per dare voce a sensazioni intense e improvvise, capaci di arricchire la storia in modo inaspettato.
3. Presentati ai nostri lettori: chi sei e qual è il percorso che ti ha portato a scrivere dei romanzi? Perché hai scelto un romanzo thriller/giallo/noir? Quale elemento caratteristico di questo genere letterario ti sembra interessante?
Mi chiamo Domenico Caporusso, ho 46 anni, vivo a Rimini ma sono originario dell’Abruzzo. Nella vita sono un funzionario bancario specializzato in consulenza finanziaria. La scrittura, però, è sempre stata il mio modo per fermarmi, riflettere e dare voce a domande che non trovano risposta facile. Con “Una verità quasi perfetta” ho realizzato il sogno di trasformare queste riflessioni in un romanzo.
Ho scelto il thriller perché è il genere che più di ogni altro permette di unire il mistero esteriore all’indagine interiore: non si tratta solo di scoprire un colpevole, ma di esplorare l’animo umano, con i suoi silenzi, le sue fragilità e le sue zone d’ombra. Scrivere questo libro mi ha insegnato a guardare il mondo con più attenzione, e se i lettori, chiudendolo, sentiranno il bisogno di interrogarsi non solo sulla storia ma anche su se stessi, allora avrò raggiunto il mio obiettivo.





