Dietro le quinte di un libro – intervista alla traduttrice Althea Volpe

Althea Volpe

Intervista ad Althea Volpe

DOMANDE DI:  Domenico Vacca

SPAZIO A CURA DI: Laura Crottini

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Althea Volpe traduttrice  libro “Tre volte il tuo nome” letto e recensito dal nostro Domenico  (Link recensione).

Tre volte il tuo nome

THRILLER LIFE: Prima di entrare nel merito della traduzione, ti andrebbe di raccontare brevemente chi sei e come è nato il tuo amore per la lingua e la cultura coreana?

Althea Volpe: Innanzitutto, permettetemi di ringraziare la redazione di Thrillerlife per aver recensito Tre volte il tuo nome: è un romanzo che mi ha molto commossa e a cui sono particolarmente legata, e sono felice che stia trovando l’apprezzamento del pubblico. Il mio amore per la Corea è nato intorno al 2013, attraverso il K-Pop, che all’epoca non era ancora così diffuso; anzi, al di fuori della Corea del Sud lo ascoltavano in pochissimi.

Da quel momento, tutti i miei interessi si sono concentrati sulla cultura coreana. Ho conseguito la laurea triennale, la magistrale e il dottorato di ricerca presso il Dipartimento di Istituto Italiano di Studi Orientali dell’Università di Roma Sapienza, dove ho anche insegnato Storia della Corea moderna e contemporanea. Attualmente sono docente anche presso l’Università L’Orientale di Napoli e l’Università di Torino.

Il lavoro di traduttrice è arrivato un po’ per caso: la mia prima traduzione è stata una grande sfida, perché ero inesperta ma al contempo carica di aspettative, essendo io stessa un’accanita lettrice. Oggi, a due anni dalla mia prima traduzione pubblicata, ho già diversi lavori usciti e altri in corso di pubblicazione, sui quali sto attualmente lavorando. È un lavoro che amo perché, insieme alla carriera accademica, mi permette di contribuire alla diffusione della cultura coreana in Italia; sono felice di poter svolgere, nel mio piccolo, questo ruolo di intermediaria.

TL: Qual è stata la sfida più grande nel rendere in italiano la delicatezza emotiva della prosa di Seo Eun-chae?

Althea Volpe: Si tratta di un’opera corale: tutto ruota intorno ai due protagonisti, Hee-wan e Ram-woo, ma anche gli altri personaggi rivestono un ruolo altrettanto importante. La mia principale preoccupazione era trovare le parole giuste per restituire in italiano la specificità e la profondità di ciascuno di loro. Penso, ad esempio, alla donna che cerca di “comprare” il piccolo Ram-woo: un personaggio freddo e calcolatore che, tuttavia, riesce a mostrare, nel suo piccolo, anche una forma di tenerezza.

Oppure al carattere allegro di Ram-woo, sempre ironico e gioioso nonostante la brutalità della realtà che lo circonda. E, naturalmente, all’apatia di Hee-wan, al suo sconforto, al senso di vuoto, di inutilità e di malinconia che lo attraversa. La difficoltà principale stava proprio qui: pur trattandosi di un’opera breve, composta spesso da capitoli molto brevi, ogni singola parola ha un peso e una funzione precisa nella costruzione dei personaggi e delle loro emozioni.

TL: Il romanzo alterna dialoghi intimi e momenti di forte introspezione: come hai lavorato per mantenere il ritmo originale?

Althea Volpe: In questi casi tendo a realizzare una primissima traduzione “di getto”, per poi tornarci sopra in un secondo momento. Durante questa fase di revisione, riflettendo sul testo, è come se visualizzassi i personaggi, i loro modi di esprimersi e di pensare, e modifico la traduzione di conseguenza, cercando di mantenerla il più possibile in linea con il ritmo e le sfumature dell’originale. È fondamentale lavorare a fondo sulla storia, comprenderla pienamente e cogliere nel profondo la psicologia dei personaggi. Personalmente, quando arrivo a provare le loro stesse emozioni, capisco di essere riuscita a restituirle adeguatamente anche sulla pagina in italiano. Con Tre volte il tuo nome, devo ammettere che mi sono ritrovata spesso in lacrime davanti al computer!

TL: Ci sono espressioni o concetti legati alla cultura coreana che hanno richiesto scelte traduttive particolarmente meditate?

Althea Volpe: Non particolarmente. Si potrebbe pensare, ad esempio, che il personaggio di Ko Young-hyun rimandi alla figura di una giovane dotata dei poteri di una sciamana, una presenza fondamentale nella tradizione coreana. Anche Ram-woo, in quanto Tristo Mietitore, rappresenta una figura particolare: in Italia non è così frequentemente presente nelle narrazioni e nell’immaginario collettivo, mentre in Corea del Sud è ormai molto diffusa e apprezzata, spesso rappresentata come affascinante e vestita di nero. Tuttavia, il romanzo si concentra soprattutto sui sentimenti e sulla capacità di continuare a vivere nonostante le sofferenze che siamo costretti ad affrontare. Sono stati proprio questi aspetti a rivelarsi la sfida più grande nel lavoro di traduzione.

TL: La figura di Ram-woo è sospesa tra presenza reale e simbolica. Come hai affrontato la resa delle sue battute e del suo tono?

Althea Volpe: Come accennavo, Ram-woo è un personaggio ironico, ma al tempo stesso profondamente sensibile, generoso e altruista. La difficoltà maggiore è stata riuscire a far emergere queste sue caratteristiche attraverso le sue parole. Soprattutto quando si rivolge a Hee-wan, sia nei dialoghi sia nei pensieri, ho dovuto cercare le espressioni più adatte per restituire le diverse sfumature emotive: l’amore intrecciato alla nostalgia, alla gioia, ma anche alla sofferenza. Credo che l’immagine più efficace di Ram-woo sia quella di un ragazzo che cerca sempre di cogliere un elemento positivo anche nei momenti più difficili e opprimenti: un ragazzo solare, ma al contempo empatico, profondamente consapevole della sofferenza degli altri.

TL: Quale scena ti ha coinvolta di più durante la traduzione, e perché?

Althea Volpe: Più che come traduttrice, direi innanzitutto come lettrice, perché vivo le mie traduzioni come una forma di lettura più attiva, per così dire. Ci sono state scene che mi hanno lasciata in lacrime ogni volta che le affrontavo, sia in fase di lettura sia durante la traduzione o la revisione: sicuramente tutte quelle in cui compare Hye-seong, una ragazza così dolce che, però, ha subito molte cattiverie nella vita. È un personaggio che mi ha davvero profondamente commossa. E poi c’è la scena della “zucca”, ma su questo preferisco non dilungarmi e lasciare ai lettori il piacere di scoprire a cosa mi riferisco!

TL: Se dovessi descrivere l’esperienza di tradurre Tre volte il tuo nome con una sola parola, quale sceglieresti?

Althea Volpe: Direi “toccante”. Quando traduco, sono solita osservare il testo con obiettività e distacco; in questo caso, però, mi sono ritrovata catapultata nella narrazione e nelle dinamiche emotive e sentimentali dei personaggi, che mi hanno portata a empatizzare con loro più di quanto mi aspettassi. Tradurre Tre volte il tuo nome è stato un viaggio intenso e significativo, che auguro a tutti i lettori di poter intraprendere.

La redazione di Thriller Life ringrazia Althea Volpe per la disponibilità.

Condividi questo articolo:

Potrebbero interessarti anche: