Burattinai
TRAMA:
Le chiamano le Lavandaie perché un tempo, nello stabile che oggi ospita la loro centrale operativa, le suore lavavano la lana. Ora, quelle sei poliziotte puliscono lo sporco della società, riportando a galla ciò che tutti preferirebbero rimanesse sommerso. Squadra Speciale F è il loro nome ufficiale. F come Ferrara, la città in cui l’unità investigativa è stata creata. F come femminicidio, il tipo di reato su cui indagano. A guidarla sul campo è la commissaria Emma Mastrangeli, una donna autoironica, allergica ai compromessi, determinata a scoprire la verità sulla morte della sorella, ufficialmente un cold case.
Accanto a lei, un gruppo fuori da ogni cliché: Miranda, Viola, Nausica, Lila, Febe, donne diversissime, con competenze e ferite personali, capaci di affrontare la violenza di genere con uno sguardo nuovo, ostinato, scomodo. Il loro primo caso è l’omicidio di Marina Palazzi, proprietaria di un’osteria del centro, trovata senza vita in una scena che sembra raccontare una rapina finita male. Ma l’inchiesta porta le Lavandaie a scrutare oltre le apparenze, tra relazioni opache, segreti familiari e dinamiche di potere invisibili, anche tra le forze di polizia.
E mentre la squadra scaverà nel male che la circonda, i demoni del passato di Emma torneranno a chiederle ascolto. Con un giallo che tocca il cuore stesso della giustizia e non fa sconti a nessuno, Grazia Scanavini mette a nudo le dinamiche di genere e della manipolazione, per raccontare una violenza che spesso non lascia lividi evidenti, ma tracce profondissime nelle persone e nella società.
RECENSIONE:
Ci sono libri che parlano di un tema urgente e lo fanno con la voce di chi lo conosce in profondo. Burattinai di Grazia Scanavini è uno di questi: un thriller ambientato a Ferrara che affronta la violenza di genere, e più nello specifico la violenza psicologica e di controllo, con una precisione e una consapevolezza che non si trovano spesso nel panorama del crime italiano.
Il punto di partenza è una scelta narrativa coraggiosa e originale: Ferrara stessa è la voce narrante. La città interviene tra un capitolo e l’altro come una madre anziana che ha visto tutto, commentando i fatti con il peso dei secoli, l’ironia del dialetto locale, le ricette della tradizione, la storia estense. È un espediente che funziona davvero: ti permette di vedere Ferrara, con le sue mura, i suoi portici, il pane di Perdonati, i cappellacci di zucca, l’osteria più antica del mondo sotto al fianco della cattedrale, diventa un personaggio vivo e la sua voce radica la storia in un luogo preciso, con una identità che nessun’altra città avrebbe potuto dare.
La protagonista, Emma Mastrangeli, è una figura complessa, costruita con pazienza. Porta con sé il peso della morte della sorella Bianca, uccisa vent’anni prima e mai vendicata, un caso irrisolto che le ha cambiato la vita e l’ha portata a entrare in polizia.
Ma Grazia Scanavini non fa di Emma un’eroina tormentata nel senso classico del termine: la mostra anche nelle sue debolezze, nelle relazioni sbagliate, nei rapporti incrinati con la figlia Valentina. Emma è una donna che ha sacrificato tutto al dolore, e che durante la settimana del romanzo comincia, forse per la prima volta, a intravedere la possibilità di smettere di farlo. Questo arco interiore è raccontato con delicatezza e senza forzature, e rappresenta uno dei punti più riusciti del libro.
Il caso al centro del romanzo “Burattinai”, l’omicidio di Marina Palazzi, moglie di un noto ortopedico, è costruito con intelligenza. La soluzione non arriva per un colpo di genio investigativo, ma attraverso un lavoro meticoloso di raccolta prove, simulazioni, analisi cerebrale, tabulati telefonici e telecamere. Grazia Scanavini sa come tenere il lettore in tensione senza mai cedere alla scorciatoia del colpo di scena gratuito. La violenza su Marina non è quella più visibile: non è una sberla o una frattura, è il controllo completo della sua vita, le telecamere in casa, l’isolamento dalla famiglia, la svalutazione costante, il senso di colpa instillato goccia a goccia. Enrico Vinci non urla mai. E proprio per questo è il più pericoloso.
Il romanzo ha il merito di spiegare, attraverso il personaggio della psicologa Lila, i meccanismi della personalità narcisistica e della dipendenza affettiva con una chiarezza che non ha niente di didascalico. Non è un saggio travestito da thriller: è una storia vera, e la teoria vi abita dentro in modo naturale. Chi ha vissuto una relazione tossica, o conosce qualcuno che l’ha vissuta, riconoscerà ogni passaggio. E questa è la cosa più potente che un libro su questo tema possa fare.
La squadra femminile è un elemento narrativo che Grazia Scanavini usa con sagacia. Ogni componente ha una storia, un trauma, una peculiarità: Febe con la sua ironia ferrarese, Lila con la sua fragilità acuta, Nausica con la sua esuberanza che nasconde un passato devastante, Viola con il suo rigore pratico. Anche Miranda Ascani la spigolosa e fredda ‘spia’ del questore è una figura che non è mai solo antagonista.
La squadra funziona perché Scanavini non l’ha costruita come un team perfetto, ma come un gruppo di donne reali che devono imparare a fidarsi le une delle altre sotto pressione. La caserma soprannominata “la Lavanderia”, il caffè alla casetta di Palazzo Schifanoia, il varco nella recinzione aperto da Nausica con un sistema di lucchetti degno di MacGyver: sono dettagli che costruiscono un mondo.
L’altra grande storia che percorre il romanzo in parallelo è quella istituzionale: il questore Lo Russo come ‘burattinaio’ che usa il potere per coprire chi va coperto, annullare contravvenzioni, fermare indagini scomode. La corruzione non è mai astratta, in questo libro: è concreta, quotidiana, fatta di telefonate ai giudici amici e di fascicoli che spariscono dagli archivi. E la risposta della squadra è altrettanto concreta: non eroismo, non ribellione romantica, ma rigore metodico, pazienza e la scelta di giocare in silenzio finché le prove sono inattaccabili.
Se c’è qualcosa che si vorrebbe di più, è proprio quello che il romanzo promette e lascia aperto: il caso della sorella Bianca. Il lettore lo intuisce dall’inizio, ne sente il peso su ogni pagina, e nella scena finale scopre che la Squadra F potrà un giorno riaprirlo. Ma quel giorno non è ancora arrivato. È una scelta narrativa corretta, in questo primo romanzo Emma deve prima imparare a respirare, ma lascia in chi legge una voglia palpabile di sapere. E questo è il segno migliore che si possa dare di una serie che merita di continuare.
In conclusione, Burattinai è un esordio notevole. Grazia Scanavini ha costruito un universo narrativo solido, con una protagonista memorabile, una squadra a cui ci si affeziona davvero, una città che non dimentichi e un tema, la violenza invisibile nelle relazioni, che non può essere lasciato solo alle statistiche. Aspettiamo il secondo capitolo della Squadra F.
Traduzione: N/A – opera italiana
Editore: Salani Editore
Pagine: 496
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Grazia Scanavini è nata a Ferrara nel 1973. Interessata alle scienze umane e alle dinamiche di genere, lavora come counselor filosofica ed educatrice. Burattinai è il suo romanzo d’esordio, pubblicato da Salani Editore nel 2026.