Come nasce un romanzo storico straordinario? Matteo Mantoani racconta “Lo speziale di Steinbrueck”

Matteo Mantoani

Intervista a Matteo Mantoani

TITOLO: “Lo speziale di Steinbrueck” intervista a Matteo Mantoani

DOMANDE DI: Emanuela Di Novo

SPAZIO CURATO DA: Beatrice Orrù

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Matteo Mantoani, con il suo libro “Lo speziale di Steinbrueck” (Fazi Editore, 2026) letto e recensito dalla nostra Emanuela Di Novo.

Matteo Mantoani, nato a Maniago, dopo aver conseguito una laurea in Fisica nucleare a Trieste e un dottorato di ricerca a Gottinga, si è trasferito a Treviso, dove lavora. Interessatissimo alla storia della sua terra, e da sempre avido lettore, Lo speziale di Steinbrueck è il suo primo romanzo. 

THRILLER LIFE: È il tuo romanzo d’esordio, ma la struttura, l’alternanza temporale e la gestione degli indizi mostrano un lavoro narrativo molto consapevole. Hai frequentato corsi o scuole di scrittura, oppure la tua formazione come autore è stata prevalentemente autodidatta?

Matteo Mantoani: Il primo ricordo che ho di me stesso alle prese con la scrittura risale a quando ero un bambino che, dopo aver visto il film “La Storia Infinita”, si era messo a lavorare per riscrivere la vicenda da capo perché non gli piacevano tutte le parti ambientate nel mondo reale. Ho iniziato però a fare sul serio all’università grazie a una scommessa con degli amici su chi per primo avesse scritto il suo romanzo fantasy steampunk (scommessa che ho vinto io), ma la svolta decisiva è arrivata dal lockdown del Covid quando mia moglie, vededomi depresso, mi ha iscritto in modo coatto a tutta una serie di newsletter di scrittori, formatori e guru.

Iniziando a seguire alcuni di loro (dopo un accurato filtro) ho compreso che c’era una vasta community online che condivideva la passione della scrittura e sono arrivato su minuticontati.com, un sito dove le persone scrivono e si leggono su base assolutamente volontaria e gratuita con l’unico scopo di esercitarsi e migliorare le proprie doti. L’esercizio continuo, l’umiltà nell’incassare commenti negativi e la costanza sono stati i fattori più importanti che hanno modellato il mio modo di scrivere.

THRILLER LIFE: Per costruire il mondo de “Lo speziale di Steinbrueck” hai lavorato su medicina, spezieria, alchimia, vita quotidiana e società del Settecento. Quali sono state le fonti principali e più importanti su cui ti sei basato durante la ricerca?

Matteo Mantoani: Mi sono basato sia su saggi e studi moderni che su fonti del tempo. Ho sempre diffidato del materiale che si trova su internet, per cui non è facilmente verificabile la fonte (e, quando ho scritto il romanzo, chatGPT per fortuna ancora non esisteva). Come Rolf dice nel romanzo: “solo perché una cosa è scritta in un libro, non è detto che sia vera”. La mia formazione scientifica mi impone di verificare ogni aspetto in modo rigoroso e questo lo posso fare solo se riesco a convincermi che la fonte da cui sto attingendo è attendibile.

Ecco quindi che ho sempre preferito recuperare dei testi scritti, magari in biblioteca, verificando che l’autore sia un esperto del suo campo.

Andando per ordine, ecco alcuni testi che ho usato: 

  • Sulla medicina un testo fondamentale è “Medieval and Early Renaissance Medicine”, di Nancy Siraisi, un testo che disseziona la teoria e pratica medica del Medioevo europeo e molto utile per comprendere in cosa consisteva la cosiddetta “medicina umorale”
  • Sulle spezierie, ho consultato diversi saggi e visitato anche delle ricostruzioni fedeli in alcuni musei italiani. Un testo che ho trovato molto utile è “L’Arte dello Speziale”, di Silvia Gramigna. Una fonte diretta che ho usato (e anche citato nel romanzo), è la “Pharmacopoeia Augustana”, un ricettario farmaceutico realmente esistito e usato al tempo. 
  • Sull’alchimia sono stati scritti tonnellate di saggi e anche le fonti dirette sono innumerevoli. Per iniziare suggerisco di leggere ogni testo possibile della studiosa italiana Michela Pereira, soprattutto “Arcana Sapienza”, e usare la vasta bibliografia che propone come una pista per non perdersi in questo mare.
  • Sulla vita quotidiana nel Settecento, specialmente considerando la Repubblica di Venezia e il Friuli, importante per me è stato leggere la monografia di studi storici dedicati al mio paese d’origine, Cavasso Nuovo, pubblicata nel 2008 dal Comune stesso. Un testo meno introvabile che racconta in generale la società friulana del tempo è “Contadini, sbirri e contrabbandieri nel Friuli del Settecento”, di Furio Bianco. Sui cramars sono state prodotte diverse monografie, una che ho usato è “Cramars, atti del convegno internazionale di studi”, Arti Grafiche Friulane, 1997. Sulla società veneziana, incredibilmente utile è stato un diario del tempo pubblicato col titolo: “Libro macaronico di Zuanne Mestriner. Cronache di Treviso raccontate da un barbiere tra il 1682 e il 1731”

THRILLER LIFE: Durante la documentazione per il romanzo ti sei imbattuto in qualche pratica, rimedio, credenza o curiosità particolarmente strana o sorprendente, tanto da pensare “questa devo assolutamente usarla” o “questa la tengo per il prossimo romanzo”?

Matteo Mantoani: La “Pharmacopoeia Augustana” riporta ricette di medicine che fanno accapponare la pelle. Spesso si usavano ingredienti raccapriccianti, come polvere di mummia, ossa umane (in particolare il cranio), unghie e corna di animali come il cervo e l’alce. La sostanza che però mi ha colpito di più è la “teriaca”, inizialmente usata come antidoto per i veleni ma poi creduta una panacea universale. Si preparava in molti luoghi, ma la ricetta più prestigiosa era quella veneziana, tanto che per prepararla esisteva un vero e proprio cerimoniale pubblico a cui dovevano assistere dei sovrintendenti statali, come descritto molto bene nel testo di Silvia Gramigna che ho citato sopra.

L’ingrediente principale erano i trocisci di carne vipera (i “trocisci” erano un modo elaborato di preparare alcuni ingredienti riducendoli in pastiglie rotonde), ma la ricetta prevedeva l’utilizzo di decine (o addirittura centinaia) di altri ingredienti, soprattutto erbe e spezie, che venivano quindi assunti in minuscole quantità, troppo piccole per avere un effetto. Alcune ricette prevedevano però anche l’introduzione dell’oppio, forse l’unico ingrediente che aveva (purtroppo) una certa efficacia. Nel romanzo Gottlob usa appunto questo espediente per ottenere un vantaggio sulle sue indagini.

THRILLER LIFE: Nicola entra nella vita di Gottlob quasi per caso, ma progressivamente sembra risvegliare in lui qualcosa del ragazzo che era stato: il senso di giustizia, la protezione verso chi è più fragile, persino una certa capacità di affezionarsi. Hai pensato Nicola anche come una sorta di specchio del giovane Giacomo? 

Matteo Mantoani: Certamente. Nicola è cresciuto nel povero paese di Orgnasso e quindi ha fatto la vita che Gottlob ha evitato grazie all’arrivo di zia Teresa. Quando i due si incontrano, in Giacomo nasce un certo desiderio di prenderlo sotto la sua ala, anche se questo sentimento si fa strada gradualmente. La prima impressione è quella di repulsione: Gottlob vede in quel ragazzo quello che lui poteva essere se non avesse lasciato la povertà e questo lo spaventa.

Tuttavia, quando ha la sensazione che nessuno si sarebbe preso la briga di indagare sull’omicidio di Maddalena, la madre di Nicola, Gottlob decide di dimostrare a tutti di avere uno spirito nobile e che non è solo la sua ricchezza a porlo in una situazione di superiorità rispetto alla gente del posto. Naturalmente, più si avanza nel romanzo, più Gottlob si renderà conto di come stanno veramente le cose

THRILLER LIFE: Gottlob racconta la storia con una voce ironica, spavalda e spesso cinica, molto moderna nella sua capacità di coinvolgere il lettore, pur appartenendo al Settecento. Come hai trovato il suo registro e quanto è stato difficile evitare sia un linguaggio eccessivamente arcaico sia una voce troppo contemporanea?

Matteo Mantoani: Avrei potuto far parlare i miei personaggi come se fossero usciti da una commedia di Goldoni, ma avrei perso in immediatezza e fruibilità, e così ho deciso usare un linguaggio moderno a volte inframezzato da espressioni tipiche friulane. La voce narrante di Gottlob però, è il frutto di riflessioni e ricerche più approfondite.

Una mia zia ottantenne che ha letto il romanzo mi ha confessato un certo stupore poiché la parlata di Gottlob ricalca in modo fedele il modo di esprimersi delle persone della sua generazione, gente di madrelingua friulana che si sforza di parlare in italiano e che quindi si prende tutta una serie di libertà linguistiche scegliendo un lessico che ricalca il più possibile quello friulano. Per ispirarmi alla parlata di Gottlob ho preso infatti come riferimento l’italiano usato dai miei parenti anziani e dalle persone del paese, e così anche Gottlob acquista una certa coerenza, perché la cadenza friulana è qualcosa di esotico, antico e arcaico.

THRILLERLIFE: Nel finale Gottlob immagina quasi la vita che Giacomo avrebbe potuto avere se avesse compiuto scelte diverse. Ha conquistato sicurezza, denaro e libertà, ma il romanzo lascia aperta una domanda dolorosa sul prezzo pagato. Per te Gottlob è un uomo che ha avuto successo oppure, almeno in parte, un uomo che ha sbagliato strada?

Matteo Mantoani: Nel romanzo ho voluto porre una domanda esistenziale per cui il lettore vede due risposte opposte: quella data da Giacomo/Gottlob e quella data dall’antagonista, il conte Orazio. Tutti noi siamo chiamati a fare delle scelte che determinano il nostro destino, a volte queste scelte sono imposte da altri e non rispecchiano i desideri del nostro cuore.

Chiunque, ogni tanto, fa come Gottlob nell’epilogo, ovvero si ferma a guardare un fiume scorrere e pensa a come sarebbe potuta essere la sua vita se avesse preso strade diverse. Non esiste una via corretta e una sbagliata, esistono vantaggi e svantaggi per ogni cammino che prendiamo. Ciò che forse è importante, è chiedersi se la nostra vita ha preso la strada che voleva il nostro cuore, e cercare di rispondere a noi stessi nel modo più sincero possibile.

THRILLERLIFE: Dopo “Lo speziale di Steinbrueck”, posso chiederti su quali progetti stai lavorando? Hai già in mente una nuova storia o un ritorno nell’universo di Gottlob Kramer?

Matteo Mantoani: Nel romanzo la voce narrante di Gottlob si perde in qualche momento a citare brevemente alcuni episodi particolari della sua vita. Questi sono degli “agganci” che ho seminato qua e là per eventualmente riprendere in mano gli stessi personaggi e raccontare altre storie con protagonista Giacomo/Gottlob, di cui conservo delle note per almeno altri due romanzi. Sto anche studiando parecchio per scrivere un romanzo con protagonista un famoso alchimista italiano del Quattrocento, un progetto ambizioso e complicato che spero un domani di poter concludere in modo soddisfacente.

Avendo una figlia di tre anni, ho anche scalettato e iniziato a scrivere un libro per bambini ispirato a “La Collina dei Conigli”, di Richard Adams, con protagonista un animaletto alle prese con un bosco colpito da una maledizione. Ho anche alcuni romanzi nel cassetto che spero un giorno di poter pubblicare, uno tra tutti un romanzo di fantascienza distopica ambientato a Trieste. Insomma, le idee sono tante, la voglia di scrivere anche, vedremo cosa riserverà il futuro.

THRILLERLIFE: Prima di salutarti e ringraziarti per il tempo che ci ha dedicato, c’è qualche consiglio che vorrebbe dare ai lettori di Thrillerlife?

Matteo Mantoani: Una cosa che ho capito quando mi sono messo in testa di scrivere un romanzo è che il talento non esiste, ma esistono la forza di volontà, lo studio e l’esercizio. Un consiglio che do è quello di riconoscere con umiltà i propri limiti e capire che per riuscire nei nostri intenti occorre studiare, sbagliare, ricominciare e perseverare.

La redazione di Thriller Life ringrazia Matteo Mantoani per la disponibilità.

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