La Venezia dell’over tourism ne “L’insalvabile” di Fulvio Ervas

Fulvio Ervas

Intervista a Fulvio Ervas

DOMANDE DI: Alessandra Boschini

SPAZIO CURATO DA: Ilaria Ambrosi

L'insalvabile

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Fulvio Ervas con il suo nuovo libro “L’insalvabile” (Marsilio Farfalle, 2025) letto e recensito dalla nostra Alessandra (QUI).

Fulvio Ervas è nato nell’entroterra veneziano. Ha insegnato per molti anni scienze naturali, trenta dei quali nei licei di Mestre, ed è autore di numerosi romanzi, dieci dei quali appartengono alla serie dell’ispettore Stucky, tutti editi da Marcos Y Marcos, con cui ha pubblicato anche Se ti abbraccio non aver paura (2012), un bestseller tradotto in nove lingue dal quale nel 2019 Gabriele Salvatores ha tratto il film Tutto il mio folle amore.

THRILLER LIFE: Abbandonato l’ispettore Stucky, sei passato a un personaggio femminile di tutto rispetto. Luana Bertelli è una donna che non si tira indietro se c’è da fare a pugni, pedala in sella alla sua Finlandese e disegna per stemperare la tensione. In perenne contrasto con i colleghi a cui lancia frecciatine sarcastiche, nasconde un lato tenero che non lascia mai trasparire. Com’è stato il passaggio tra due figure così diverse?

FULVIO ERVAS: Non facile, lo confesso. La serialità ha una sua inerzia narrativa, hai confidenza con i personaggi che assumono una loro indipendenza. Un nuovo personaggio è una sfida, soprattutto perché raccontare con una mente maschile il mondo femminile, intenso e complesso, esige muoversi con cautela e cercare di evitare troppe semplificazioni retoriche. Insomma, mi sono sentito come uno studente di prima media e ho dovuto impegnarmi…

TL: ⁠Venezia è la vera protagonista del tuo romanzo, una città che soffre e che sta perdendo la sua identità. È molto malata Venezia, l’over tourism le fa salire la febbre: esiste una cura oppure è “insalvabile”, destinata allo sfacelo?

FULVIO ERVAS: Con l’ispettore Stucky, passato per il momento in casa RAI, raccontavo la marca trevigiana, un territorio con i suoi inciampi ambientali, ma con una criminalità  più silenziosa. Il territorio attorno a Venezia è più ribollente e la città lagunare è un unicum per le problematiche che pone, prima fra tutte il fatto che Venezia è sempre più un contenitore per i flussi turistici dove i suoi cittadini si diluiscono anno dopo anno.

Vive il paradosso di essere bellissima per chi l’attraversa per pochi giorni e sempre in salita per chi ci abita stabilmente, ormai sotto i 50.000. Tutte le spinte in atto sono per mantenere, se non potenziare, questo flusso di visitatori che arricchisce. Trovare una prospettiva per riabitare Venezia, per ripopolarla, è una sfida che dovrebbe spettare alle istituzioni, locali e nazionali. Ma è più facile lanciare proclami sulla bellezza che sull’aumento demografico della città. O organizzare singoli eventi, anche belli in sé. Ma un progetto di intervento abitativo è leggermente più impegnativo…

TL: ⁠Non c’è però solo Venezia al centro de “L’insalvabile”, anche la sua terraferma: Marghera e Mestre sono le sue appendici, “un groviglio di crimini urbanistici e infamie architettoniche”. Eppure non possono esistere l’una senza l’altra, è così?

FULVIO ERVAS: Naturalmente, sin dai primi decenni del ‘900, la terraferma rappresenta, specularmente, il bisogno di modernizzazione che fatica a crescere in una città come Venezia. Il mondo accelera e Venezia resta una città di piedi e di remo. Per cui le grandi attività industriali possono sorgere solo a Porto Marghera, alcune come la petrolchimica saranno fallimentari. E anche molti veneziani vanno in terraferma.  Lo svuotamento di Venezia, progressivo, è la vittoria della velocità capitalistica, la stessa che oggi riempie gli spazi, che aveva svuotato, con piedi in transito temporaneo. È la metafora di un tipo di bonifica umana.

TL: Tommaso Vianello, giovane ricercatore, appare come un ideale: per tutto il romanzo conosciamo le sue idee, il suo impegno, il suo desiderio di salvare la città più bella del mondo. Sembra quasi che il suo “martirio” scuota le coscienze e Pantegania non rimanga un’utopia. Potremmo prenderlo a esempio?

FULVIO ERVAS: C’è, fortunatamente, una parte di cittadini di Venezia, aiutati da tanti altri, che si oppone a certe trasformazioni della città, basta pensare alla battaglia contro le grandi navi, al recupero di alcune isole, come Poveglia, a un uso collettivo. Certo, gli interessi sulla città non sono, principalmente, quelli di farvi giocare i bambini e di far tornare famiglie. Ma non arrendersi è un modo per avere rispetto di Venezia e di non lasciarla sola.

TL: ⁠“L’insalvabile” non è solo un noir e non è solo la denuncia di una città consumata dall’orda selvaggia del turismo, è anche una profonda analisi di una società in cui gli intoccabili sono una presenza costante così come gli invisibili e le famiglie disfunzionali. Qual è il tuo segreto per una narrazione così interessante, coinvolgente e mai banale?

FULVIO ERVAS: Mi sforzo di raccontare il presente, magari cercando di vedere qualche angolino del futuro. Semplicemente perché vivo nel presente e aspirerei a comprenderlo meglio e ad agire su di esso. La narrazione è anche il risultato di un seguire la cronaca, la politica, le principali dinamiche del mondo, cercando di fonderle in storie, anche in personaggi, che ci parlino con la stessa velocità con cui stiamo vivendo, almeno su alcune questioni fondamentali: crimini economici, ambientali, violazione dei diritti. Il giallo come campionamento della vita, adesso.

TL: Fulvio Ervas autore, scrittore…ma che lettore sei?

FULVIO ERVAS: Da ex insegnante di Scienze Naturali, continuo a leggere soprattutto saggi scientifici. Mi sforzo di essere meno ignorante su tante questioni. Naturalmente leggo anche romanzi, in questi giorni il sempre apprezzato Carlotto. Ma la mia scrittrice preferita rimane Fred Vargas, con il suo stralunato Adamsberg.

TL: ⁠Prima di salutarci e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, c’è qualche consiglio che vorresti dare ai lettori di Thriller Life?

FULVIO ERVAS: Di non guarire dalla bellissima malattia del leggere e di trasmettere la passione agli altri…

La redazione di Thriller Life ringrazia Maria Masella per la collaborazione.

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