Intervista a Salvatore Falzone
DOMANDE DI: Alessandra Boschini
SPAZIO CURATO DA: Ilaria Ambrosi

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Salvatore Falzone con il suo nuovo libro “Il sale dei morti” (Neri Pozza, 2025) letto e recensito dalla nostra Alessandra.
Salvatore Falzone è nato nel 1984 a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, dove vive ed esercita la professione di avvocato. È autore del noir “Piccola Atene” (Barion-Mursia), finalista al Premio Sciascia 2014. Giornalista pubblicista, collabora con il quotidiano la Repubblica. Ha scritto, tra le altre, le biografie romanzate “Fuga verso la croce. La missione di Francesco Spoto in Congo” (San Paolo), “Toniolo senza baffi. Una biografia del maestro dei cattolici italiani” (Ecra) e “Un eroe da dimenticare. Attorno al mistero di Antonio Canepa” (Rubbettino).
THRILLER LIFE: Ernesto Vassallo, personaggio fragile, inquieto e sradicato, alla continua ricerca di soddisfazioni che non trova da nessuna parte. Lascia Milano e torna al suo paese natale, alla ricerca delle proprie radici e anche della verità sulla morte dei genitori, nemmeno più il lavoro sembra dargli pace. Quanto c’è di Ernesto Vassallo in Salvatore Falzone?
SALVATORE FALZONE: Forse molto più di quello che immagini io stesso, nonostante le evidenti differenze biografiche. Ernesto Vassallo è un medico ortopedico di 49 anni, segnato da un tragico passato familiare che l’ha portato, subito dopo il liceo, a trasferirsi a Milano. Un uomo irresoluto, uno scapolo combattuto tra desideri di felicità domestica, bisogno di amore e paura di assumerlo appieno.
Io ho 42 anni, faccio l’avvocato, ho avuto un’infanzia e un’adolescenza prive di traumi, mi sono sposato, sono padre di due bambine e non ho mai lasciato la Sicilia. Ma in una certa misura l’inquietudine esistenziale di Ernesto è anche la mia. E così pure la sua irrequietezza, il suo disincanto, la sua allergia a ogni tipo di retorica, il suo impegno civile privo di connotati ideologici, il suo amore per la natura, il suo bisogno di silenzio, la sua tensione verso l’assoluto, il suo cercare, al di là delle soddisfazioni di una professione che gli vale la stima sociale, qualcosa di più: una dimensione spirituale che dia significato al suo stare al mondo.
Sì, c’è molto di me in Ernesto Vassallo, e molto della mia generazione. Vassallo è un eroe del nostro tempo fragile, il simbolo di una cultura occidentale inconsistente ma a suo modo bisognosa di senso.
TL: Youssef Chadli, uomo indipendente, selvaggio, dallo sguardo inquieto, fiero ma dall’animo romantico. Totalmente diverso da Ernesto eppure i due sembrano completarsi a vicenda, sopperire l’uno alle mancanze dell’altro, uniti dalla stessa passione per i fiori e le piante. Come nascono i tuoi personaggi, da cosa o da chi trai ispirazione?
SALVATORE FALZONE: Potrei dire dalla realtà che mi circonda, dalla fantasia, dai desideri e dalle paure, dai sogni e dagli incubi, dalla lettura dei libri, dal cinema. Ma la verità è che la nascita dei personaggi è sempre misteriosa. Ha a che fare con i lati più oscuri, più remoti e acuti del proprio essere: gli stessi che devi essere disposto a lasciare filtrare attraverso la porta. Tant’è vero che poi non si riesce a ricordare con chiarezza ciò che è accaduto. Il discorso vale non solo per i personaggi, ma per l’intero processo creativo.
TL: Il paese in cui la storia si sviluppa non ha una precisa collocazione, solo T., “pianori che mutano continuamente colore, vigneti, pistacchi e sacchi d’immondizia accatastati sul ciglio della strada”, una caotica armonia. Il lettore intuisce solo che si trova al centro della Sicilia, come se ogni luogo avesse lo stesso valore e non fosse identificabile. A cos’è dovuta questa scelta?
SALVATORE FALZONE: A creare un’atmosfera più rarefatta, a sospingere il lettore verso una dimensione che trascende i confini dello spazio. Aggiungo che ho sempre avuto una certa insofferenza per i nomi inventati di paesi e città, mi sembra che abbiano tutti un suono artificioso e un po’ ridicolo. D’altro canto i luoghi del mio romanzo, alcuni dei quali chiaramente riconoscibili, sono reali e irreali nello stesso tempo. Esistono e non esistono. Insomma, sono luoghi letterari, trasfigurati.
TL: “Il sale dei morti”, un noir che si fa denuncia sociale e politica, spiazza il lettore per il linguaggio evocativo e il lirismo suggestivo che creano un curioso contrasto, lasciando al lettore parecchi spunti di riflessione. Come riesci a coniugare l’eleganza e la leggerezza della scrittura trattando temi così duri di ingiustizia e sopraffazione?
SALVATORE FALZONE: È una scelta stilistica spontanea e al contempo ragionata. L’elemento esistenziale del romanzo, che a tratti viene fuori con un certo lirismo, innerva la trama noir dall’inizio alla fine e s’intreccia con la denuncia sociale, espressa a sua volta con un linguaggio più sobrio e controllato.
TL: Già Sciascia, nei suoi romanzi, evidenziava le contraddizioni che la Sicilia vive da tempo, il ruolo di Stato e Chiesa nel sostegno della criminalità e una visione pessimistica della giustizia, i tanti “quaquaraquà” che spopolano, l’ombra della mafia che sporca l’incantevole paesaggio. Hai raccolto la sua eredità culturale ma sembra che nulla sia cambiato da allora… Come vivi questa realtà?
SALVATORE FALZONE: Con un atteggiamento di disincantato realismo e a volte con un senso di frustrazione. Ma anche con la coscienza di trovarmi sempre in bilico tra accettazione, rivolta e speranza.
TL: Il tema dell’immigrazione è molto sentito, soprattutto in Sicilia, un fenomeno che è andato a rimpolpare e foraggiare la criminalità organizzata così come il traffico illecito dei rifiuti. Ne “Il sale dei morti” sei riuscito a coniugare tutte le contraddizioni della tua terra, in qualche modo denunciando un sistema che non vuole cambiare, tra omertà e corruzione: porterai avanti questa tematica anche nei tuoi progetti futuri?
SALVATORE FALZONE: Non lo escludo. La Sicilia è davvero una terra di contraddizioni, e le contraddizioni, si sa, sono un formidabile generatore di storie. Adesso sto ultimando un noir di ambientazione giudiziaria.
TL: Che tipo di lettore è Salvatore Falzone? Quali sono gli autori a cui ti ispiri e che magari vorresti aver incontrato?
SALVATORE FALZONE: I miei autori preferiti sono numerosi, e tra loro assai diversi. Ne cito solo alcuni, alla rinfusa: Sciascia, Tomasi di Lampedusa, Simenon, Bernanos, Graham Greene, Mario Vargas Llosa, Durrenmatt, Schnitzler, Joseph Roth, Camus, Dostoevskij, Flannery O’Connor, Tanizaki, Kawabata, Magda Szabò… Mi fermo, l’elenco sarebbe troppo lungo.
TL: Ringraziandoti per il tempo che ci hai dedicato, ti chiediamo se c’è qualche messaggio che vorresti lasciare ai lettori di Thriller Life.
SALVATORE FALZONE: No, nessun messaggio, ci mancherebbe. Solo un sincero ringraziamento per l’attenzione.
La redazione di Thriller Life ringrazia Salvatore Falzone per la collaborazione.





