Il grande risanamento di Napoli nel giallo “Il sangue degli architetti” di Diego Lama

Diego Lama

Intervista a Diego Lama

DOMANDE DI: Alessandra Boschini

SPAZIO CURATO DA: Ilaria Ambrosi

Il sangue degli architetti

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Diego Lama con il suo nuovo libro Il sangue degli architetti (Mondadori, 2026) letto e recensito dalla nostra Alessandra (Link).

Diego Lama è nato a Napoli, dove vive e lavora come architetto. Per Mondadori sono usciti altri cinque libri con protagonista il commissario Veneruso – “La collera di Napoli” (2015), “Sceneggiata di morte” (2016), “La settima notte di Veneruso” (2018), “Tutti si muore soli” (2021), “Il mostro di Capri” (2022) – e la saga della famiglia Morelli – “La casa delle sirene” (2023), vincitore del premio Selezione Bancarella 2024, “La casa delle colpe” (2024), “La casa dei ritorni” (2025) – scritta a quattro mani con la sorella Diana Lama e pubblicata con lo pseudonimo di Valeria Galante.

THRILLER LIFE: Veneruso è un personaggio che rimane nel cuore: tormentato, ironicamente ignorante, scostante, testa di cazzo e nostalgico, si autodefinisce “difettoso”, affamato d’amore e malato di solitudine. Cervello poco razionale, poco deduttivo ma “quando il commissario era vicino alla soluzione di un caso assumeva un atteggiamento da gran ministro di culto: parlava per non dire, ascoltava per non sentire e guardava senza osservare”. Come nasce Veneruso e come sei riuscito a renderlo così umano e vitale nonostante sia un uomo dell’800?

DIEGO LAMA: Veneruso è l’uomo che nessuno vorrebbe essere: ottuso, complessato, solo, ignorante, invidioso, grassoccio, maleodorante eccetera, però è anche molto umano e pieno di amore per il prossimo, pur se incapace di dimostrarlo. È apparso un pomeriggio mentre scrivevo un racconto per il Giallo Mondadori (ambientato in una casa afflitta dal colera) esattamente com’è oggi, ma sono sicuro che nella Belle Époque napoletana deve essere esistito un personaggio del genere, soprattutto dal punto di vista della pulizia: non c’era acqua corrente e dunque l’igiene era un affare diverso da oggi.

La sua vitalità narrativa è dovuta essenzialmente alla lingua utilizzata per descriverlo, non ottocentesca/aulica/finta, ma una parlata vera come si usava ai tempi: ho letto molti giornali del periodo conservati in Biblioteca Nazionale e ho scoperto che gli uomini dell’Ottocento parlavano, ironizzavano, discutevano come noi, parolacce comprese. 

TL: ⁠La sua squadra, i suoi collaboratori rappresentano praticamente tutta la vasta gamma di umanità presente sulla Terra. Serra è l’antitesi di Veneruso, napoletano vivace e verace, Cuomo timido e curioso “una risorsa inutile”, Esposito passivo, sfiduciato “sembra coperto da uno strato di polvere”, Rocco sbracato, sudato “in guerra aperta con l’italiano che considera idioma inferiore o comunque sbagliato” e Girardi omosessuale “invertito” e per questo sempre deriso da Veneruso. Come nascono questi personaggi secondari, le loro personalità?

DIEGO LAMA: Ognuno è il contrario del commissario per un aspetto. La loro ragione di esistere nella serie ha una motivazione compositiva/narrativa: Serra rappresenta la gioia di vivere che Veneruso agogna ma non sa più avere, Esposito la pigrizia che il commissario non riesce a praticare, pur desiderandola, Cuomo la curiosità, l’arguzia e la cultura scientifica che Veneruso ha dimenticato e che ora aborra, Girardi il mondo dell’omosessualità che Veneruso guarda con disgusto ma in realtà teme, Rocco la spontaneità e l’appartenenza alla sua cultura che il commissario ha ormai rinnegato suo malgrado, e Polverino rappresenta il calore della famiglia che Veneruso non ha mai avuto.

Ciascuno è una spina nel fianco, ciascuno gli ricorda ciò che non è e che mai potrà più essere, e per ciascuno il commissario ha una lezione e un insegnamento – sbagliato – da trasmettere. Per fortuna nessuno dei suoi lo segue.

TL: Antonio Polverino merita una menzione a parte: docile, triste, mai una parola di troppo, mai un errore, sempre pronto e disponibile. Sette figli, tutti morti per malattia molto piccoli e ora Diamante, adottata nella speranza di salvarla e preservarla dalla malattia. Veneruso prova per lui e la sua scalognata famiglia un affetto sincero. Come nasce l’esigenza di un personaggio così sciagurato?

DIEGO LAMA: La miseria, la sfortuna, la sofferenza di un cristiano come Polverino piace al pubblico: siamo tutti un po’ sadici e vedere un uomo che soffre e a cui non va bene mai nulla, pur meritando tutto il bene del mondo (visto che Polverino è buono), produce nei lettori – credo – una malsana e inconscia soddisfazione. Non lo so, forse la produce solo nello scrittore che – attenzione, solo nella fiction. Giuro – è un po’ sadico.

TL: L’ambientazione ha sempre avuto un ruolo importante nei tuoi romanzi, ne “Il sangue degli architetti” Napoli assume un ruolo fondamentale. Il Risanamento della città, il grande progetto urbanistico ideato dal sindaco Nicola Amore che trasformerà Napoli in una moderna metropoli e gli omicidi dei quattro architetti ideatori di altrettanti progetti. Qual è stata la genesi del romanzo e quanto hanno inciso la tua professione e i tuoi studi nella creazione dei quattro personaggi e dei loro ruoli all’interno del romanzo?

DIEGO LAMA: Napoli negli anni raccontati nel “Il sangue degli architetti” era una città ricchissima e colta, la più grande città italiana. La Belle Époque fu un periodo di grande innovazione, scoperta, eleganza e pace in Europa. In quegli anni, anche a Napoli, fiorì praticamente tutto: arte, architettura, narrativa, scienza, tecnica e musica. Eppure nel 1884 giunse a Napoli anche un ospite indesiderato, il vibrione del colera, che fece molte migliaia di vittime e un centinaio di migliaia di malati. Una cosa terribile.

Per questo trovo che parlare di Belle Époque partenopea sia molto molto interessante da raccontare, uno scenario perfetto per dei gialli. Ho studiato questo periodo per mia passione personale – da architetto – molti anni prima di iniziare a scrivere romanzi. Oggi scrivo senza consultare altri testi, ho tutto in testa, o quasi. Quello che non ricordo invento.

TL: ⁠Il più grande nemico di Veneruso è il tempo: “Il nemico vero, l’assassino per eccellenza era sempre lui: il tempo, il fottuitissimo dannato tempo. Potessi arrestarlo! Arrestare il tempo, cristallizzare l’universo in una gigantesca cupola di ghiaccio: fermare il mondo”.  Tempo è solitudine ma ora è deciso e confesserà ad Annarella la Sorrentina, prostituta di seconda classe il suo sentimento segreto, tutto il suo amore chiedendole di vivere insieme. Ma “un dolore gli si attorciglia sul petto e gli toglie il respiro così si accende un sigaro e inizia un tiro dopo l’altro, in fretta, per soffocare la morte”. Il suo grande nemico verrà sconfitto? Gli estimatori di Veneruso hanno bisogno di risposte…

DIEGO LAMA: Non esistono risposte vere in una fiction. Chissà che succederà in futuro e chissà se ci sarà mai un futuro per Veneruso. Ora davvero non lo so.

TL: Che tipo di lettore è Diego Lama? Quali sono gli autori a cui ti ispiri o che hanno lasciato il segno in te come scrittore?

DIEGO LAMA: Sintetizzo riferendomi solo al mondo dei gialli, sarebbe troppo complesso parlare del resto (narrativa autoriale, fantascienza, fumetto ecc.): mi piace il modo di scrivere sintetico e magistrale di Simenon, nelle sue pagine si sentono gli odori dei bistrot e dunque amo l’ispettore Maigret al quale mi sono ispirato per disegnare il mio povero Veneruso.

TL: Prima di salutarci e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, c’è qualche consiglio che vorresti dare ai lettori di Thriller Life?

DIEGO LAMA: Uno solo: leggere, leggere, leggere (leggere Veneruso, ovviamente! No, scherzo). Leggere aiuta a vivere.

La redazione di Thriller Life ringrazia Diego Lama per la collaborazione.

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