“La vittimologa” intervista a Carmen Garofalo
DOMANDE DI: Isabella Bianco
SPAZIO CURATO DA: Beatrice Orrù

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Carmen Garofalo, con il suo libro “La vittimologa” (Piemme, 2026) letto e recensito dalla nostra Isabella Bianco.
Carmen Garofalo è nata nel 1985. Cresciuta a Cassano Ionio, oggi vive e lavora a Firenze. È psicologa forense e criminologa, svolge attività di consulenza tecnica di parte e psicodiagnostica in ambito giuridico. Si dedica alla scrittura come metodo di trascrizione delle esperienze.
THRILLER LIFE: “La vittimologa” sembra intrecciarsi con la tua esperienza di vita e, inoltre, all’interno della tua biografia si legge che scrivi per trasporre le tue esperienze. Quanto c’è di te nel personaggio di Gloria?
Carmen Garofalo: Gloria è una psicologa forense e usa la bicicletta per muoversi a Firenze, come me. Nello scrivere di lei ho fatto sperimentare al mio personaggio anche le difficoltà che una giovane alle prima armi può incontrare nel mondo del Lavoro, nel mio caso in quello della psicologia forense: ho volute fortemente che attraversasse momenti di fatica e di mancato riconoscimento della sua professione, perché è nella nostra realtà. Per il resto, Gloria è molto impulsive, diversamente da come lo sono io, e anzi, scrivendo di lei, le ho regalato proprio quell’intraprendenza che spesso desidero avere per muovermi nel mondo. Poi lei ha una vita famigliare e relazionale abbastanza complicata e indefinita: questo l’ho preso in prestito dalla fantasia!
THRILLER LIFE: Cercando di trovare altri romanzi a cui paragonare “La vittimologa” ho davvero faticato. C’è qualche storia, qualche particolare romanzo, che tu consideri affine?
Carmen Garofalo: C’è una serie che mi ha accompagnato nella stesura di questo romanzo che è quella di Robert Galbraith: il personaggio di Strike e della sua compagna di avventure, Robin, mi hanno ispirata molto soprattutto nella modalità d’investigazione. Da loro ho Imparato a disseminare gli indizi,spero di esserci riuscita.
THRILLER LIFE: Il tema della vittimologia è forse più diffuso all’interno del panorama dei thriller e dei polizieschi televisivi americani che dei classici gialli. Definiresti il tuo romanzo un thriller?
Carmen Garofalo: Non è facile districarsi tra le nicchie del genere, credo lo definirei un giallo investigative con una forte componente psicologica, ma non in termini di suspense. Il mio obiettivo, nello scrivere, è stato quello di dare a ogni personaggio, alle vittime e ai sospettati, ma anche alla protagonista, un passato a cui il loro comportamento presente potesse ancorarsi. È una deformazione professionale che mi ha spinta a indagare nella psicologia dei miei personaggi, a farne un profilo psicologico prima di raccontare di loro e poi, di conseguenza, a farli muovere nella storia.
THRILLER LIFE: Il punto focale del tuo romanzo è la concentrazione sulla vittima invece che sul carnefice. Sono troppi, oggi, i romanzi e le storie che si concentrano sullo spettacolo del male o prediligono il racconto del carnefice. Modificare questo modo di narrare, nella narrativa come nelle trasmissioni televisive è complesso. Hai qualche consiglio che aiuti chi racconta le storie e la cronaca a riportare l’attenzione sulla vittima?
Carmen Garofalo: La mia è stata una scelta personale e narrativa. Ho preferito dare voce alle vittime utilizzando la disciplina criminologica e, attraverso l’indagine di Gloria, ho voluto che si delineassero le loro vite come fossero personaggi ancora parlanti, che il lettore impara a conoscere al pari degli altri. Nei romanzi gialli e thriller, come nei casi di cronaca, ognuno sceglie a chi e cosa voler dare attenzione. Perché c’è bisogno anche del racconto del carnefice, a seconda del fine, che sia di un romanzo o di un’intervista o anche di un’indagine. Il punto focale è sempre il «come» e ognuno di noi può fare la sua parte.
THRILLER LIFE: La mia ultima domanda è più una piccola curiosità: per il nome di uno dei personaggi principali scegli un cognome molto caro alla cronaca nera, Vannini, che rimanda subito alla forza di una donna, Marina Conte, madre di Marco Vannini che si è a lungo battuta affinché suo figlio non venisse dimenticato. Conosci questo caso e, se lo conosci, il riferimento è casuale o desiderato?
Carmen Garofalo: Sì, conosco la vicenda di Marco Vannini e la forza instancabile e necessaria di sua madre Marina e di suo padre Valerio, ma il riferimento è casuale. Prima il nome Vannini doveva essere «Nannini» ma ho dovuto cambiarlo perché troppo simile a quello di un altro personaggio, l’avvocato Federico Nardi. Ci sono stati altri due personaggi che hanno subito la stessa sorte: non si parla spesso di come possa essere complicato districarsi con i nomi e i cognomi da inventare, perché ne basta uno per far risuonare in ciascuno di noi qualcosa di personale. Questo succede con i nomi, ma anche con gli eventi e i personaggi che si raccontano, ed è anche questo il bello della lettura.
La redazione di Thriller Life ringrazia Carmen Garofalo per la disponibilità.





