Maternità, segreti e aspettative sociali: l’universo femminile nel romanzo thriller di Ashley Audrian

In occasione del “Noir in Festival”, tenutosi a Milano dall’1 al 7 dicembre 2023, Rizzoli Editore ha invitato la scrittrice Ashley Audrain a presentare ai lettori italiani il suo nuovo romanzo “Sussurri”.

L’incontro si è svolto nella piacevole cornice del brunch organizzato sabato 02 dicembre, presso il Long Song Books & Cafè, e per Thriller Life ha partecipato Federica Cervini.

Ashley Audrain è un’autrice canadese, in precedenza ha lavorato come capo ufficio stampa di Penguin Books Canada.

Il suo romanzo d’esordio è “La spinta”, bestseller internazionale, pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2021, letto e recensito per Thriller Life da Ilaria Bernini Qui

La casa editrice Rizzoli ha proposto al pubblico italiano la nuova opera di Ashley Audrian “Sussurri”, in cui ancora una volta sono protagoniste le donne.

Il thriller è stato letto e recensito per Thriller Life da About crime girl Qui

“Sussurri” è un thriller sui sentimenti – anzi di più: è un thriller tutto al femminile, che approfondisce il punto di vista delle donne su quanto accade nelle dinamiche all’interno alle loro famiglie e con le famiglie amiche del vicinato.

L’autrice analizza ansie, timori, contraddizioni e legami di amicizia offrendo al lettore, quasi in un gioco di specchi; un’analisi al femminile su altre donne.

Si tratta di una prospettiva che spinge a riflettere, in particolare sul significato della maternità e sulle complessità insite in tale esperienza, ma anche sulle aspettative che la società nutre nei confronti delle donne, nonché su apparenza, finzione e convenzioni sociali.

Da Toronto, dove vive, a Milano per trascorrere una piacevole mattinata insieme ai lettori italiani, Ashley Audrain si è poi resa disponibile ad un’intervista per Thriller Life, in cui si parla, ça va sans dire, di donne, desideri, ansie e segreti.

Thrillerlife: Nelle lente e lunghissime ore che Whitney trascorre accanto al proprio bambino – che è in coma – le quattro amiche e protagoniste dipanano, in continui flashback, gli intrecci delle loro vite; dietro la facciata del loro perbenismo sociale si scoprono, dolori, segreti e bugie terribili.

L’amicizia, a tuo parere, può basarsi anche solo su una percezione parziale dell’altro, o necessariamente si fonda su sincerità e fiducia?

Ashley Audrian: Penso che stringiamo diverse modalità di amicizia, e che il loro stile può cambiare nel tempo. Alcune persone riescono ad essere completamente accessibili all’interno di un’amicizia, e a raggiungere un autentico senso di intimità emotiva con l’altro; altre persone invece celano qualcosa, forse perché vogliono conservare una certa immagine di sé agli occhi dell’altro.

In “Sussurri” vediamo Whitney e Blair fare esattamente questo: Whitney sa che Blair vuole essere da lei accolta e compresa, ma non nella sua interezza; quindi, Whitney glielo concede – e penso che sia piuttosto generoso da parte sua. Potrebbe stuzzicare Blair nei momenti di frustrazione e dire ad alta voce le cose che conosce di lei, ma invece decide di lasciare che Blair mantenga una certa immagine esteriore di sé, perché questo è importante per l’amica.

In tal modo Whitney esprime fiducia e sincerità, anche se ciò non implica la piena trasparenza reciproca: non credo che una trasparenza totale sia obbligatoria fra migliori amiche.

TL: In definitiva, cosa pensi dell’amicizia tra donne?

AA: Sono affascinata dalle dinamiche dell’amicizia femminile e penso che tali relazioni possano essere il rapporto intimo più importante della nostra vita. Per molti di noi le amicizie più strette sono il fondamento attorno al quale costruiamo e conduciamo la vita quotidiana: maternità, carriera, matrimonio, interessi personali.

E naturalmente molte amicizie, anche quelle che diventano le più intime, iniziano in circostanze particolari o per vicinanza ambientale: forse non sceglieremmo di essere amici di una certa persona, se non fosse per i nostri figli che frequentano la stessa classe a scuola, o se non abitassimo nella stessa via. Tutti questi elementi introducono dinamiche di cui io amo scrivere.

In “Sussurri” vediamo che l’invidia, un sentimento inevitabile nell’amicizia femminile, gioca un ruolo particolare nel sentimento che queste donne provano l’una verso l’altra. Penso che ci sia spesso uno squilibrio di potere anche nelle amicizie più forti, sebbene possa cambiare nel tempo.

Questo squilibrio di potere, e il naturale conseguente sentimento di invidia, di solito sono cose difficili da affrontare in un’amicizia, ma introducono una tensione molto naturale di cui per me è avvincente poter scrivere.

TL: Qual è stata la tua fonte di ispirazione per questo romanzo che racconta la storia di quattro donne e madri vicine di casa e amiche, ma che mantengono reciprocamente segreti e bugie anche drammatiche? Questa storia ha radici nella realtà o si riferisce solo a elementi di finzione romanzati?

AA: “Sussurri” è sicuramente una finzione, tuttavia per i miei romanzi traggo sempre spunto da quanto mi incuriosisce e da ciò che accade intorno a me, in un certo momento della mia vita. Quando ho scritto questo libro mi stavo avvicinando ai quarant’anni, e quindi i personaggi descritti sono ugualmente donne di mezza età che cercano di capire se hanno realizzato la vita che speravano di avere e se sono diventate il genere di donna che desideravano essere. Se la risposta a queste loro domande è negativa, allora come fa una donna a cambiare la situazione, in particolare, se le conseguenze di tale cambiamento sembrano incredibilmente demoralizzanti?

Nella stesura del romanzo mi sono ispirata al quartiere in cui vivevo all’epoca, qui a Toronto. Avevamo vicini molto simili al personaggio di Mara, immigrati portoghesi che vivevano la loro vita tranquillamente a casa loro, osservandoci andare e venire mentre costruivamo la nostra vita familiare. E mi chiedevo: cosa pensa questa donna portoghese di me e del modo in cui io sono madre? Quale forma di saggezza possiede questa donna, che io al momento sto cercando? È di questo che volevo scrivere nel mio libro.

TL: Come hai costruito la trama e la complessità psicologica dei personaggi, in particolare per quanto riguarda le loro motivazioni e il modo in cui mantengono celati i loro segreti.

AA: Dedico molto tempo allo sviluppo del personaggio, e per la maggior parte della revisione di “Sussurri” mi sono concentrata nel rendere il carattere di ciascuna delle donne il più chiaramente definito.

Ho preparato una revisione completa del testo partendo da un singolo personaggio per volta, in modo da potermi concentrare completamente sulla psiche di una sola donna, per poi passare a quella successiva.

A tale riguardo, le scene della festa in giardino sono state fondamentali per vedere l’interazione tra ciascuna di queste donne: avevo bisogno che fossero tutte insieme, presenti nello stesso posto e nello stesso momento, in modo da poter capire come loro si giudicano a vicenda. Possiamo ottenere un quadro molto più completo di qualcuno se lo vediamo attraverso lo sguardo di un altro personaggio.

TL: L’essere madre è un tema centrale nel tuo romanzo “Sussurri”, affrontato attraverso le diverse esperienze delle quattro protagoniste. Le donne di “Sussurri” sono tutte madri in modo diverso: Whitney e Blair hanno figli, Rebecca ha affrontato l’esperienza di plurimi aborti spontanei, Mara ha perso il proprio.

Qual è la tua opinione sulla maternità come tema letterario e sul suo ruolo nel rappresentare l’esperienza femminile contemporanea? Come sei riuscita ad entrare così profondamente nelle diverse situazioni descritte nel libro.

Quali fonti di conoscenza hai utilizzato per rendere realistiche e credibili queste esperienze e quali messaggi hai voluto trasmettere al tuo pubblico?

AA: Risponderò a queste domande tutte insieme!

Penso che la maternità rappresenti un mio interesse letterario perché ancora adesso c’è tanto di questa identità e di questo ruolo di cui non si parla in piena libertà. Il giudizio, la vergogna e le aspettative riguardo alla maternità sono incredibilmente pervasivi, anche se ovviamente la maternità è cambiata in meglio nel corso dei decenni, grazie alle numerose vittorie del femminismo. Personalmente ho scoperto che nella maternità ci sono tanta tensione e paura profonda. Pertanto, mi sono sentita enormemente motivata a scriverne.

Ho iniziato a scrivere “La spinta”, il mio primo romanzo, quando mio figlio aveva sei mesi. Soffriva di gravi problemi di salute e ho sperimentato su me stessa quanto la maternità possa essere  un momento oscuro ed impegnativo: scrivere di altre madri, per le quali ugualmente la maternità era oscura ed impegnativa, è stato per me terapeutico ed al contempo interessante.

Penso che i personaggi delle madri in entrambi i libri, riflettano ciò che io stessa ho provato per esperienza personale, ma anche ciò che ascolto, osservo ed apprendo sulle donne che vivono intorno a me. E ovviamente, come scrittrice, cerchi sempre di provare empatia per tutti i tuoi personaggi nel modo più profondo possibile.

Da notare anche che i miei personaggi rappresentano un tipo di maternità molto particolare e privilegiata: non appartengono a minoranze, possono permettersi di accudire le proprie famiglie senza difficoltà economiche e sono tutte donne normodotate; dunque, in definitiva, non sono personaggi rappresentativi di molte delle altre sfide significative che le donne devono affrontare nella vita in quanto madri.

TL: Parliamo di Xavier – il figlio maggiore di Whitney – che precipita dalla finestra della sua camera e viene portato in condizioni gravissime in ospedale. Da questo punto di vista mi sento di considerare Xavier come il nodo cruciale intorno al quale si costruisce tutta la vicenda di “Sussurri”. In particolare, come hai sviluppato psicologicamente il personaggio di Whitney, per rendere tangibili i suoi sentimenti di disperazione e impotenza di fronte alla drammatica situazione del figlio? Quale è stata la sfida più grande nel rappresentare in maniera realistica tali vissuti?

AA: Sì, penso che tu abbia ragione nel dire che il personaggio di Xavier sia davvero cruciale per tutto ciò che accade in questo romanzo: la trama, ovviamente, ma anche la psicologia di Whitney. Mi piaceva l’idea di una madre e un figlio che si amano ma vivono una forte tensione fra di loro: si deludono a vicenda e possono facilmente arrivare allo scontro. Whitney vuole che Xavier sia un bambino diverso, e Xavier vuole che Whitney sia una madre diversa. C’è tanta tristezza in tutto ciò!

Eppure, naturalmente, è così che si sentono alcuni genitori ed alcuni figli. Volevo mostrare una sorta di evoluzione nel modo di pensare di Whitney: come si sentirebbe una madre come lei nel trovarsi improvvisamente al capezzale del figlio che non sopporta? Si pentirà dei propri sentimenti negativi? Quali pensieri la attraverseranno? Riuscirà a mettere a tacere le proprie inquietudini personali? Giurerà a sé stessa che in futuro sarà migliore o si rassegnerà a riconoscere la madre che è? C’è tanto vissuto psicologico in questa vicenda, e ho amato profondamente vivere nella mente di Whitney durante la stesura di quei capitoli.

TL: Sia il tuo precedente romanzo “La spinta” che “Sussurri” sono raffinati thriller psicologici costruiti sul rapporto madre- figlio; essere madre è considerato il più difficile mestiere al mondo. Quale ruolo assegni ai padri, ed in generale gli uomini, nella costruzione delle trame dei tuoi romanzi? Come affronti il carattere maschile all’interno delle tue storie e come lo integri con la rappresentazione del femminile?

AA: Mi sento motivata a scrivere dal punto di vista delle donne, e quindi gli uomini nei miei romanzi sono sempre rimasti in secondo piano – anche se ovviamente svolgono ruoli cruciali come partner e padri.

Cerco pertanto di trovare un modo per far comprendere le motivazioni e la psicologia dei personaggi maschili, senza esprimere chiaramente il loro punto di vista narrativo (anche se in realtà c’è un breve capitolo che apre “Sussurri” in cui si propone una prospettiva maschile — penso che i lettori se ne dimentichino una volta arrivati alla fine del romanzo, ma è divertente da rileggere una volta che sai da chi provengono queste riflessioni!)

TL: Concludiamo con un messaggio o un augurio per i nostri lettori. Cosa vorresti dire loro?

AA: Spero che i lettori trovino “Sussurri” al contempo divertente e stimolante. Spero che il mio romanzo li tenga svegli fino a tarda notte a leggere, e anche che possa suscitare riflessioni sul mondo femminile di cui potrebbero non aver ancora parlato in precedenza.

Grazie per questa bella intervista!

Thriller Life ringrazia Ashley Audrian per la gentilezza.

a cura di Federica, Rosaria e Claudia