“Il pappagallo muto. Una storia di Sara”: la forza dell’esperienza. Intervista a Maurizio de Giovanni

Maurizio de Giovanni

Il pappagallo muto

Domande di: Alessandro Quadri Di Cardano

Spazio a cura di: Sharon Lattanzi

Il pappagallo muto

Autore: Maurizio de Giovanni, classe ‘58, è di Napoli. Oltre ad essere uno scrittore di gialli è anche sceneggiatore, drammaturgo e autore televisivo. Molti dei suoi romanzi sono stati tradotti in varie lingue e dalle sue opere sono state tratte tre fiction.

ThrillerLife: ciao Maurizio! Grazie per aver accettato questa intervista.Come mai, in quest’era così dominata dalla tecnologia, la capacità di osservazione di Sara e Andrea diventa tanto indispensabile?

Maurizio de Giovanni: viviamo in un’epoca in cui la tecnologia è onnipresente, invadente, talvolta persino arrogante. I dati sembrano conoscere ogni cosa di noi, anticipare i bisogni, registrare ogni gesto. Ma la verità è che, proprio in questa sovrabbondanza di informazioni, si fa più preziosa e rara, la capacità di leggere ciò che non è scritto, di cogliere l’essenziale nell’invisibile. È qui che Sara e Andrea diventano indispensabili. Loro due hanno in comune qualcosa che nessun algoritmo può replicare: la capacità di osservare senza essere visti, di ascoltare quello che non viene detto, di riconoscere un dettaglio fuori posto non perché lo abbiano trovato in una banca dati, ma perché lo sentono stonare dentro.

È un ritorno all’umano, al dubbio, alla sensibilità. Ed è per questo che oggi più che mai c’è bisogno di loro. Perché la verità, a volte, si nasconde nei margini. E solo chi ha imparato a guardare in penombra può ancora vederla.

ThrillerLife: la tecnologia ti sembra più una sfida o un’opportunità?

Maurizio de Giovanni: la tecnologia può essere entrambe le cose. È un’opportunità immensa perché ci permette di raggiungere in un attimo luoghi e persone che una volta sembravano irraggiungibili. Ci mette in contatto, ci dà accesso a memorie e archivi, ci offre strumenti straordinari per scrivere, per raccontare, per indagare. Ma è anche una sfida. Perché nella velocità si rischia di perdere profondità. Perché se ti affidi solo a ciò che una macchina ti restituisce, smetti di ascoltare e guardare davvero. E allora, ecco che servono persone come loro, come Sara e Andrea che non si fermano alla superficie, che sanno ancora camminare lentamente, mettere insieme i pezzi, intuire dove nessuno guarda.

La tecnologia è potente. Ma senza uno sguardo umano a darle senso, resta cieca.

ThrillerLife: nel romanzo racconti che, quando Andrea Catapano perde la vista, scopre che questo senso è assolutamente sopravvalutato. Ci vuoi spiegare?

Maurizio de Giovanni: Andrea perde la vista ma acquista qualcosa di molto più raro: la capacità di vedere davvero. Non con gli occhi, ma con l’attenzione, con la concentrazione, con l’ascolto. In un certo senso, è come se il buio gli avesse tolto il superfluo e restituito ciò che davvero conta. Siamo abituati a pensare alla vista come al senso principe, il più immediato e affidabile. Ma è anche il più ingannevole.

Ci mostra ciò che vogliamo vedere, ci distrae con l’apparenza. Andrea lo capisce sulla sua pelle: mentre il mondo continua a correre dietro alle immagini, lui impara a sentire lo spostamento dell’aria, a riconoscere un’emozione da una vibrazione della voce, a costruire mappe mentali in cui ogni rumore, ogni odore, ogni silenzio hanno un posto preciso.

ThrillerLife: Davide Pardo ha un ruolo fondamentale in questa indagine. Possiamo dire che è una sorpresa? Oppure aveva solo bisogno della sua opportunità?

Maurizio de Giovanni: Davide Pardo è, da sempre, un uomo sottovalutato. Un poliziotto che non ha il fisico né la parlantina da protagonista ma ha qualcosa di più prezioso: la lealtà, la testardaggine, l’umanità.

Sì, possiamo dire che è una sorpresa. Ma è una sorpresa solo per chi non lo ha mai guardato davvero. Chi lo conosce bene sa che dentro quell’uomo goffo e gentile c’è un cuore coraggioso e una mente lucida. Ha solo bisogno della sua occasione. E quando arriva, non la spreca.

ThrillerLife: il pericolo mortale in cui si trova Sara la porta a dubitare di tutto e di tutti, pure di Teresa. Possiamo vedere un’incrinatura nella relazione tra le due gemelle molto eterozigoti? Oppure fa parte delle loro dinamiche?

Maurizio de Giovanni: Sara e Teresa sono due facce della stessa medaglia. Diversissime per temperamento, per stile, per linguaggio. Ma unite da qualcosa che va oltre l’affetto: una storia condivisa, un patto non scritto. Sono “gemelle molto eterozigoti”, come le chiamo io.

Nel romanzo, è vero, il pericolo che circonda Sara la rende sospettosa. E a un certo punto si incrina perfino il legame con Teresa. Ma non perché venga meno la fiducia: perché entra in gioco la paura, che ti fa dubitare di tutto, anche di chi ami. È umano. Ma poi tornano a cercarsi, sempre. Perché si riconoscono. Perché, nonostante tutto, non voglio credere che esista un mondo in cui una possa fare a meno dell’altra.

ThrillerLife: una curiosità: nel descrivere le “passeggiate” di Pardo e Boris, ti sei ispirato all’architetto Melandri e a Birillo di “Amici Miei”?

Maurizio de Giovanni: confesso che l’immagine dell’architetto Melandri con Birillo, in Amici Miei, è una di quelle che non si dimenticano. Forse qualcosa di quello spirito è finito, credo inconsapevolmente, anche nelle passeggiate di Pardo con Boris. Comunque, sono i miei preferiti e il loro è uno dei legami più belli e puri di tutta la serie!

ThrillerLife: quali sono i tuoi tre libri del cuore?

Maurizio de Giovanni: “L’amore ai tempi del colera” di Gabriel Garcia Marquez, “Il Conte di Montecristo” di Alexandre Dumas e “L’ombra dello scorpione” di Stephen King.

ThrillerLife: prima di lasciarci, vuoi lasciare un messaggio ai lettori di ThrillerLife?

Maurizio de Giovanni: se siete qui, è perché amate le storie nere come me. È lo stesso amore che mi spinge a scrivere: la voglia di capire cosa ci muove davvero, cosa ci tiene svegli la notte, cosa ci salva o ci perde quando tutto sembra perduto.

Scrivere storie, per me, significa raccontare la luce guardando dentro l’ombra. E sapere che ci siete voi, lettori appassionati e attenti, rende tutto questo non solo possibile, ma necessario. Quindi grazie e continuate a leggere perché le storie hanno bisogno di chi le ascolta per restare vive.

La redazione di Thriller Life ringrazia Maurizio de Giovanni per la disponibilità.

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