Intervista a Cinzia Renzi

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Cinzia Renzi con il suo libro d’esordio “Polvere d’archivio” letto e recensito dalla nostra Stefania (Link).
THRILLER LIFE: Il borgo e le sue forre non sono solo uno sfondo, ma agiscono quasi come un personaggio senziente. Quanto è stato difficile bilanciare la realtà geografica e storica con le necessità narrative della finzione?
CINZIA RENZI: Per me non è mai stata una questione di bilanciamento chirurgico, perché mi viene naturale considerare il luogo non come una scenografia, ma come un protagonista in carne, ossa e tufo. Le forre di Barbarano Romano non si limitano a ospitare l’azione: la condizionano, la nascondono e la restituiscono quando vogliono loro. Quando scrivo, ascolto la voce del territorio; la realtà geografica e storica è la linfa che nutre la finzione, rendendola inevitabile.
TL: Il titolo evidenzia il lavoro d’archivio. Quanto tempo hai passato tra documenti reali per costruire la sotto trama storica del 1868 e quanto c’è di vero nelle vicende legate ai furti di reperti etruschi?
CINZIA RENZI: Sebbene la sottotrama del 1868 sia frutto della mia fantasia, affonda le radici in un terreno estremamente fertile. La Tuscia è una terra che parla: le tombe rupestri sono ovunque e i rinvenimenti, anche recenti, alimentano suggestioni continue. Non ho dovuto inventare l’atmosfera del saccheggio, perché è scritta nel paesaggio stesso. La ‘polvere’ che Gilda scava è immaginaria, ma l’avidità che circonda la bellezza antica è un elemento storico e umano tristemente reale.
TL: Il libro suggerisce che le colpe dei padri possano ricadere sui figli per generazioni. Credi davvero che il tempo non possa cancellare nulla o è solo la testardaggine di Gilda a rendere impossibile l’oblio?
CINZIA RENZI: In linea di principio, credo fermamente che il tempo abbia il potere di curare le ferite, ma non ha quello di nascondere le cicatrici. Le cicatrici restano lì, come segni sulla pelle o solchi nel terreno, a ricordare da dove veniamo. Gilda non è solo testarda; è una donna che sa leggere quei segni. L’oblio è una forma di ingiustizia, e per lei la giustizia passa necessariamente attraverso la memoria, anche quando questa scotta
TL: Senza fare spoiler, da dov’è nata l’idea per la scelta di un metodo di uccisione così specifico e silenzioso?
CINZIA RENZI: La mia ispirazione viene dalla regina indiscussa del giallo: Agatha Christie. Ho sempre ammirato la sua capacità di essere letale senza essere necessariamente cruenta. I veleni, in particolare, hanno un’eleganza sinistra; sono silenziosi, lasciano spazio all’intelletto dell’investigatore piuttosto che allo spettacolo del sangue. È un metodo che si sposa perfettamente con l’atmosfera di un borgo che preferisce sussurrare i suoi crimini piuttosto che gridarli.
TL: Gilda Del Toro è ormai un personaggio iconico per i tuoi lettori, con un suo metodo e una voce molto forte. Possiamo aspettarci un terzo capitolo? C’è già un nuovo caso all’orizzonte o senti il bisogno di lasciarla riposare per un po’?
CINZIA RENZI: Del Toro non conosce la parola riposo. Mentre i lettori chiudono il secondo volume, lei è già nel mio studio, a reclamare attenzione su un nuovo fascicolo. Posso c Gilda onfermarvi che c’è già un altro caso all’orizzonte: la polvere non smette mai di posarsi, e Gilda non smetterà di soffiarci sopra
TL: Il personaggio di Luca Bruzzichini offre un contrappunto interessante a Gilda. Come vedi l’evoluzione del loro rapporto lavorativo (e non) nei prossimi capitoli?
CINZIA RENZI: Luca è il contrappunto necessario alla solitudine metodica di Gilda. Tuttavia, ogni personaggio in questa saga ha le sue zone d’ombra. Luca nasconde un segreto, un faldone mai aperto che Gilda, inevitabilmente, si troverà davanti. Non so ancora se questo accadrà prima o dopo che il loro rapporto professionale si trasformi in qualcos’altro, ma nel mondo di Gilda, i segreti hanno sempre la precedenza sui sentimenti.
TL: Hai creato un format social basato sul metodo investigativo della tua protagonista. Quanto la Gilda “intervistatrice” che vediamo online influenza la Gilda “ispettrice” che troviamo tra le pagine?
CINZIA RENZI: C’è un osmosi continua tra le due. Il format social mi ha permesso di esplorare la voce di Gilda in contesti diversi, rendendola quasi tridimensionale. Quando ‘intervista’ i colleghi scrittori online, affina quell’intuito che poi riversa nelle pagine. Direi che tutto la influenza: ogni interazione, ogni indagine digitale, contribuisce a rendere la Gilda ispettrice più consapevole e, se possibile, ancora più determinata.
La redazione di Thriller Life ringrazia Cinzia Renzi e le augura il meglio.





