Speciale tematiche : instabilità mentale

Speciale tematiche

Curato da: Laura Crottini

TESTI DI: Laura Crottini, Mattia Clavello, Barbara Casavecchia, Alessandra Colombo, Laura Cortese

Buongiorno a tutti lettori e ben tornati sulla nostra pagina; eccovi giunti alla terza edizione del nostro speciale dedicato alle tematiche portanti del mondo del thriller e dove le abbiamo incontrate nel nostro percorso; per chi si fosse perso l’articolo precedente potere recuperarlo a questo link:

La tematica che abbiamo indagato in questo mese è: l’instabilità mentale.

Siamo di fronte a quella che forse è la tematica più famosa nel thriller, quella che genera più terrore. Quando tocchiamo questa tipologia di tema, spesso e volentieri, siamo di fronte ad un thriller di tipo psicologico, basato quindi non tanto sull’azione quanto sul pathos emotivo.

Come le tematiche precedentemente affrontate anche quella dell’instabilità mentale può esser declinata in diverse modalità: può esser utilizzata per dare un senso di incertezza (lo psichiatra che poi si scopre internato), un senso di ansia e terrore (il classico tema dello “psicopatico” alla Hannibal Lecter) oppure può esser utilizzato per creare più empatia con i protagonisti.

Il tema della malattia mentale, quindi, viene spesso utilizzato per rendere i personaggi più complessi e memorabili, per dare spessore ed aggiungere incertezza alla trama.

I libri che abbiamo recensito in questi mesi e trattanti questo argomento chiave sono:

  • “La linea bianca del cuore” di Marika Borghi
  • “Terapia di gruppo per serial killer” di Saratoga Schaefer
  • “La tata” di Helena Echlin
  • “Omicidio a Parigi” di Mattew Blake
  • “Mimica” di Sebastian Fitzek

Entriamo ora nel vivo vedendo come questo tema é stato affrontato nei libri appena citati.

La linea bianca del cuore

“La linea bianca del cuore”

Marika Borghi con “La linea bianca del cuore” ha utilizzato abilmente una storia d’indagine a tratti ironica per analizzare e approfondire alcuni aspetti dell’animo umano. La commissaria Agatha Ghirardi è una persona schietta e dal tono affilato che nasconde nel profondo sensibilità e bontà d’animo. Nell’ambito lavorativo tra i colleghi è nota la sua abitudine a parlare in modo diretto, spesso sopra le righe e talvolta inopportuno. Questo è un aspetto negativo del suo carattere che non inquina in alcun modo la sua abilità nel condurre indagini e investigazioni. Il carattere della commissaria è poliedrico, alterna momenti di umorismo a momenti più profondi e riflessivi.

Gli indizi raccolti nel corso dell’indagine conducono la commissaria e la sua squadra, ad affrontare altri aspetti della personalità e delle possibili stravaganze della mente umana. Avrà a che fare con persone seriamente disturbate e con la mente totalmente confusa. Scoprirà che il confine tra razionalità e pazzia è spesso molto sottile.

Se questo approfondimento vi ha incuriositi non perdetevi la recensione completa scritta dalla nostra Alessandra a questo link.

Terapia di gruppo per serial killer

“Terapia di gruppo per serial killer”  

In “Terapia di gruppo per serial killer” di Saratoga Schaefer la malattia mentale non è trattata come una diagnosi, ma come una condizione esistenziale, una possibilità latente che può emergere in chiunque: è un’indagine psicologica profonda sull’identità, la devianza e il confine labile tra normalità e follia. Il fulcro psicologico del romanzo è la trasformazione di Cyra in Mistletoe, la protagonista, è una giovane donna devastata dal lutto e dal senso di colpa per aver litigato con la sorella Mira poco prima della sua morte. Per questo decide di infiltrarsi all’interno del gruppo di serial killer assumendo l’identità di una fredda assassina.

Impersonare un mostro comporta però il fatto di dover pensare e agire come tale, con il rischio che il ruolo sostenuto diventi più allettante della vita reale perché la maschera indossata offre un potere e una libertà mai provate. La vendetta diventa forse un pretesto per esplorare ed esternare gli impulsi oscuri della propria personalità, fino a quel momento rimasti latenti … o quasi, visto l’episodio che la porta ad essere coinvolta nella morte dell’ex fidanzato della sorella.  Cyra inizia a provare piacere nell’inganno, nella manipolazione, persino nell’idea di uccidere.

Altro elemento interessante dal punto di vista psicologico è proprio il gruppo di sostegno che diviene una parodia grottesca della terapia. I killer si confrontano come se fossero in una seduta terapeutica, ma senza alcun intento di guarigione. Invece di disinnescare gli impulsi distruttivi, condividono narcisisticamente i loro crimini, facendosi un vanto delle tecniche adottate per l’occultamento o per il crimine stesso.

La malattia mentale viene paradossalmente celebrata, i codici morali distorti dei membri del gruppo di supporto vengono normalizzati e i disturbi diventano badge di identità, rendendo ogni killer un archetipo del male, di cui Cyra finisce per assimilarne i codici e interiorizzarne i tratti da predatore.

In sintesi, la dimensione psicologica nel romanzo non si fonda su un realismo clinico, ma è un teatro simbolico: il gruppo terapeutico diventa il palcoscenico in cui i personaggi giocano con le proprie identità frammentate, i traumi e le pulsioni più oscure. Al contempo, Terapia di gruppo per serial killer invita a riflettere sul potere trasformativo delle identità traumatiche che non sono semplici maschere di sopravvivenza, ma potenziali nuove realtà psichiche.

Se questo approfondimento vi ha incuriositi non perdetevi la recensione completa scritta dalla nostra Barbara a questo link .

La tata

“La tata”

Nel romanzo La tata di Helena Echlin, il tema della malattia mentale viene trattato attraverso la graduale instabilità psicologica della protagonista, Charlotte. La trama ruota attorno alla morte misteriosa di Blanka, la tata armena della figlia Stella, e ai comportamenti inquietanti che la bambina sviluppa subito dopo.

La psiche di Charlotte, già provata da una gravidanza complicata e da una vita familiare caotica, si deteriora progressivamente, sollevando dubbi su ciò che è reale e ciò che potrebbe essere frutto della sua mente. Il romanzo gioca, non sempre riuscendoci,sull’ambiguità tra il paranormale e il delirio psicotico.

L’espediente narrativo centrale è proprio il punto di vista di Charlotte, isolata e non creduta da nessuno, che contribuisce a far emergere il tema della fragilità mentale. Tuttavia, l’autrice non riesce a mantenere una tensione psicologica credibile, e le stranezze di Stella risultano troppo forzate per rafforzare il senso di paranoia.

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Un omicidio a Parigi

“Un omicidio a Parigi”

In Un omicidio a Parigi, Matthew Blake affronta il tema della malattia mentale attraverso il personaggio di Josephine Benoit, anziana pittrice affetta da demenza senile, che nel 2025 confessa un omicidio avvenuto ottant’anni prima. Il dubbio che attraversa tutto il romanzo è se i suoi ricordi siano reali o frutto della confusione mentale causata dalla malattia. Questo permette all’autore di costruire una tensione narrativa basata sull’ambiguità: Josephine sta confessando un crimine o mescolando memoria e fantasia?

L’espediente principale utilizzato è quello del doppio piano temporale, con frequenti salti tra passato e presente, e con la nipote Olivia – psicoterapeuta esperta in recupero dei ricordi – che cerca di ricostruire la verità. La malattia mentale, qui, non è solo un limite, ma anche una chiave narrativa: mina la percezione della realtà, confonde il lettore e rende i confini tra colpa, identità e memoria profondamente incerti.

Se questo approfondimento vi ha incuriositi non perdetevi la recensione completa scritta dalla nostra Laura a questo link.

Mimica

“Mimica”

Hannah Herbst è la più nota esperta tedesca di mimica facciale, specializzata nei segreti del linguaggio del corpo. Un giorno, però, Hannah si risveglia in una stanza d’albergo, con le mani legate, senza alcun ricordo, alla mercé di un uomo sospettato di essere un pericoloso killer… Ma il caso che dovrà risolvere è un altro, e sarà il più difficile della sua carriera.

Fitzek è il re indiscusso dello psycothriller: tutti i protagonisti delle sue opere sono affetti da malattie mentali, disfunzioni o amnesie, ed è proprio su questo che l’autore costruisce la vicenda e gioca con il lettore, catapultandolo in un vortice di colpi di scena. In Mimica, le amnesie di Hannah turbano in continuazione il lettore: i falsi ricordi della protagonista si rivelano destabilizzanti, rendendo incapaci di capire dove sta la verità, creando illusioni e smantellando ogni certezza, pagina dopo pagina.

Tant’è che una volta giunti al termine quando la situazione pare chiara, Fitzek ancora una volta in poche righe riesce a rimescolare le carte. L’autore tedesco è un maestro nel costruire questi puzzle perfetti, e Mimica ne è la conferma.

Se questo approfondimento vi ha incuriositi non perdetevi la recensione completa scritta dal nostro Mattia a questo link.

Vi aspettiamo al prossimo speciale con nuove tematiche da indagare e nuovi libri da approfondire.

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